Tema/i | antifascismo : Fassino come i nazisti. Scritte solidali con i rom sgomberat
  25-04-2016 11:14
Autore : Anarchici contro il fascismo
 
 
  Una brutta sorpresa per il sindaco di Torino Piero Fassino, che questa mattina inaugura la nuova pista ciclabile ai giardini Milone.
Questa notte sono comparse alcune scritte “Solidali con i rom sgomberati”, “Ieri ebrei e rom, oggi immigrati e rom. Comune nazista. 25 aprile sempre!”

Fassino ha scelto il 25 aprile, l'anniversario dell'insurrezione contro il fascismo per inaugurare la nuova pista ciclabile di lungo Stura Lazio. Fassino festeggia il 25 aprile, celebrando la liberazione dai rom, i poveri della città che l'hanno sfidato occupando una casa per viverci.
Quando gli sfruttati alzano la testa, la democrazia diventa fascismo.
 
     
  Una brutta sorpresa per il sindaco di Torino Piero Fassino, che questa mattina inaugura la nuova pista ciclabile ai giardini Milone.
Questa notte sono comparse alcune scritte “Solidali con i rom sgomberati”, “Ieri ebrei e rom, oggi immigrati e rom. Comune nazista. 25 aprile sempre!”

Fassino ha scelto il 25 aprile, l'anniversario dell'insurrezione contro il fascismo per inaugurare la nuova pista ciclabile di lungo Stura Lazio. Fassino festeggia il 25 aprile, celebrando la liberazione dai rom, i poveri della città che l'hanno sfidato occupando una casa per viverci.
Quando gli sfruttati alzano la testa, la democrazia diventa fascismo.

Siamo all'estrema periferia della città. In questi giorni di primavera il fiume Stura è pieno di vita, uccelli che covano, migratori che arrivano. Le sue sponde sono invece immerse nel silenzio.
Non chiedetevi perché la pista ciclabile corre lungo la strada, invece di costeggiare il fiume, non chiedevi perché la pista è divisa dall'area verde lungo il fiume da jersey di cemento e acciaio.
Andate a dare un'occhiata. In mezzo al verde c'é quel che resta della più grande baraccopoli d'Europa. Nessuno portato via nulla, né il comune che ha sgomberato, né il privato che si è ripreso l'area.

Qui i rom rumeni che ci abitavano, non avevano né luce né acqua. Ma avevano dignità e il sogno di una casa vera. Le baracche, se avevi voglia di prendere i viottoli della baraccopoli, erano quello che più somigliava ad una casa. C'erano lumi tremuli, tendine alle finestre, il bagliore di una TV, un tappeto e una cucina a gas.
Il comune di Torino ha teso il proprio amo, promettendo una casa ai più meritevoli, quelli che accettavano di essere considerati gente di sotto, gente incapace di vivere decentemente, come se la baracca fosse una scelta e non l'unica possibilità per i poveri.
Per un poco la gente del campo ci è cascata. Il progetto “La città possibile”, cinque milioni di euro per realizzare il primo sgombero soft, trasformando le vittime in complici, era quasi perfetto.
A qualcuno era stata promessa una casa, ad altri un posto nei social housing, ad altri trecento euro ed un biglietto di sola andata per la Romania. Tutti dovevano collaborare, partecipando alla “decostruzione” della propria baracca, dimostrando così la propria volontà di “emergere” dal campo.
Una gigantesca truffa. Molti, i più non hanno conosciuto che sgomberi e minacce, altri, i fortunati inseriti nel progetto, hanno presto scoperto che i fitti, inizialmente bassi, aumentavano progressivamente e nessuno sarebbe più riuscito a pagarli. Per tutti, il destino era la strada.

Lo scorso autunno i sommersi e i salvati hanno scoperto di essere sulla stessa barca, hanno fatto un grande corteo in centro, occupato l'ufficio nomadi, ed infine si sono presi una Casa in via Asti, nella caserma, occupata da Terra del Fuoco, una delle associazioni – Valdocco, Liberi Tutti, Stranaidea, AIZO, Croce Rossa - che si erano divise i cinque milioni di euro del progetto dell'amministrazione Fassino. Dopo lo sgombero da via Asti, nonostante minacce e deportazioni, alcune famiglie hanno occupato ancora, prendendosi i locali abbandonati di via Borgo Ticino in Barriera di Milano.
Quando anche questa occupazione è stata sgomberata, Fassino e i suoi hanno potuto finalmente costruire una pista ciclabile lungo le macerie del campo, da dove sono stati deportati uomini, donne e bambini.
Uomini, donne e bambini che ancora vivono nella nostra città. Hanno costruito o affittato a caro prezzo un'altra baracca, in buchi più neri e remoti di Lungo Stura, sono diventati ancora una volta invisibili.
Chi li ha conosciuti e ha lottato con loro per la casa e la dignità, sa che i semi di quella lotta germineranno ancora, perché chi ha assaggiato la libertà difficilmente riesce a farne a meno.

Se Fassino e i suoi pensavano di celebrare indisturbati un 25 aprile sulle macerie delle vite dei poveri di Lungo Stura Lazio si sbagliavano.
 
     
 
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