Azione per Ayotzinapa a Lugano
  07-06-2015 10:53
Autore : Collettivo Zapatista Lugano
 
 
  Con un'azione al municipio di Lugano sabato sera durante Poestate vari  militanti zapatisti hanno disturbato l'intervento del sindaco  Borradori e dell'ambasciatore messicano in solidarietà con la lotta  delle famiglie dei desaparecidos di Ayotzinapa (vedi volantino  allegato).

"Ayotzinapa 43 sequestrati - vivos se los llevaron, vivos los queremos  - Fue el estado" - lo striscione esposto sul palco con un intervento  musicale - jaranas de Veracruz e son jarocho - di alcun* compagni/e  messicani.

L'azione di disturbo, durata una ventina di minuti e terminata con la  conta corale dei 43 desaparecidos, è stata sottolineata da un forte  applauso del pubblico, tra il visibile imbarazzo delle autorità e il  disaccordo della moglie dell'ambasciatore che frantumava il volantino  sugli studenti sequestrati.

All'esterno del municipio, una volta finita l'azione, i musicisti sono  stati controllati dalla polizia comunale di Lugano, dietro  segnalazione del sindaco in persona, uscito apposta dalla corte del  municipio. L'intervento della polizia, chiaramente mirato, è stato  unicamente rivolto ai compagni messicani, al fine di identificarli. Ci  è sembrata chiara la volontà di intimidire, e in questo senso, vista  la particolare situazione repressiva e di violenza in Messico, la  responsabilità per qualsiasi conseguenza per i musicisti, se la dovrà  assumere colui che ha richiesto l'identificazione.

La serata é infine terminata al CSOA il Molino tra una lasagnata de  frijoles, proiezioni sul caso Ayotzinopa e la situazione in Messico,  dibattiti e musica tradizionale messicana.

Alleghiamo il comunicato distribuito durante l'azione e una foto dello  striscione.

Collettivo Zapatista Lugano

 
     
  VOLEVANO SEPPELLIRCI, NON SAPEVANO CHE ERAVAMO SEMI

“Capiamo che lottare contro la brutalità polizesca, significa lottare  per Ayotzinapa; capiamo che lottare per i diritti dei migranti è  lottare per Ayotzinapa; capiamo che lottare contro la vendita di armi  è lottare per Ayotzinapa; che lottare per il rispetto del territorio  palestinese, per il rispetto del territorio curdo è lottare anche per  Ayotzinapa; che lottare per il diritto alla casa, nelle vostre  occupazioni, significhi anche lottare per Ayotzinapa.” (uno dei  partecipanti alla carovana europea per Ayotzinapa, aprile '15)

Se l'anno scorso toccò allo stato d'Israele, quest'anno è il turno del  Messico. In questa città controllata da una delle percentuali piú alta  di poliziotti e telecamere per abitante, emergono nitide le simpatie  tra il municipio para leghista luganese e gli impresentabili governi  celebrati tra Poestate e l'Israel Day. Un sostegno senza veli alla  redditizia cultura di morte, che ha visto passare da Lugano personaggi  che fanno dell'esportazione della democrazia, del razzismo, della  guerra permanente e della superiorità occidentale la loro ragione di  dominio.

Ora, a sancire ulteriori accordi e collaborazioni (ricordiamo gli  elvetici aerei pilatus che attaccarono le comunità zapatiste nel '94)  è il turno del governo messicano di Enrique Peña Nieto. Un presidente  eletto con un broglio elettorale e distintosi vari anni fa, da  governatore dello Stato del Messico, per la violenta repressione (2  morti e parecchie donne stuprate dai militari) contro i contadini di  Atenco.

Il Messico è un paese che ben conosciamo, affascinante e denso di  cultura, da sempre saccheggiato da governi corrotti e predatori vari.  Un paese stravolto dalle politiche liberiste, dagli accordi di libero  scambio e da innumerevoli mega progetti inutili che esproriano  territori ed espellono i popoli - duramente repressi da esercito e  polizia, addestrate ed equipaggiate dal businness securitario  dell'asse USA-Israele-Europa (Svizzera inclusa) - a beneficio di un  certo turismo eco “sostenbile”.
Un paese diventato nucleo della produzione-passaggio di droghe  destinate all'occidente, sfiancato da una guerra spietata che sta  trasformando il paese in un'immensa fossa comune: 246 quelle ritrovate  dal 2012; 160.000 i morti negli ultmi dieci anni, 26.000 i  desaparecidos.
Una sorta di narcostato, dove le collusioni tra governi e cartelli  sono nette e che vede ora, proprio in questi giorni di nuove elezioni  amministrative, il presidente Enrique Peña Nieto di passaggio in  Europa per nuovi accordi strategici-commerciali. Ma anche e  soprattutto un Messico che da sempre r-esiste e pratica altri mondi  possibili, che ci insegna come sia necessario mettersi in gioco per  contrastare i soprusi.
Come stanno facendo gli studenti, i familiari e gli amici degli  scomparsi della scuola rurale di Ayotzinapa.

26 Settembre 2014, Iguala, Guerrero, Messico: 43 studenti della Scuola  Normal Rural di Ayotzinapa vengono sequestrati e fatti sparire. “Fue  el Estado”, urlano i primi cori di piazza, “è stato lo Stato”.  "Abbiamo viaggiato molto, abbiamo gridato le nostre ragioni -  raccontano oggi i familiari dei 43 studenti - non ci fidiamo più della  loro democrazia. È importante riconoscere che i problemi stanno nelle  relazioni: non vogliamo diventare come loro, riprodurre quelle stesse  relazioni che ora danneggiano il Paese. Dobbiamo insegnare, sempre e  ostinatamente, la possibilità di criticare e di ribellarsi, in ogni  momento della vita...”.

Perchè l'orrore di quanto accadde quella notte non sarà mai  dimenticato: mentre si preparavano a partire per Città del Messico e  partecipare alla manifestazione in ricordo del massacro di Tlateloloco  (dove, il 2 di ottobre 1968, 300 persone vennero uccise dall'esercito)  gli studenti non ancora ventenni di Ayotzinapa furono attaccati dalla  polizia locale che aprì il fuoco a sangue freddo. Dapprima ne massacrò  6 (uno fu trovato il giorno dopo senza occhi e con il viso scorticato)  e poi ne sequestrò altri 43. La cattura degli studenti fu una  operazione portata avanti dalle autorità e dalla polizia locale,  dall'esercito federale messicano e da narcotrafficanti. Il governo di  Peña Nieto dopo aver scaricato la responsabilità ai narcos ha, nemmeno  troppo velatamente, ostacolato le varie piste investigative, impedendo  ad esempio che si facesse luce sul coinvolgimento dell'esercito.  Manifestazioni di protesta si sono svolte da allora in Messico e in  tutto il mondo.

E proprio in questi giorni il paese vive un nuovo preoccupante stato  d'assedio: a seguito dell'appello sostenuto dalla maggior parte dei  movimenti sparsi in tutto il Messico dal basso, di boicotto e blocco  delle elezioni rivendicando verità e giustizia per Ayotzinapa, si  temono ulteriori massacri ordinati dal governo messicano.

Sta sera in questo municipio la celebrazione di un governo assassino e  dei suoi ambasciatori non può lasciare indifferenti e il nostro grido  s'unisce alla degna rabbia di tutt* coloro che non si rassegnano al  silenzio complice!

Vivos se los llevaron, vivos los queremos
Que viva Mexico, cabrones
                                Collettivo Zapatista Lugano
 
     
   
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  al chiostro 2015-06-08 18:39  
.
unonessunocentomila
  en castilla 2015-06-12 09:02  
Acción por Ayotzinapa al ayuntamiento de Lugano, Suiza.



Con una acción al ayuntamiento de Lugano sábado por la noche, durante la 
celebración del evento cultural de la ciudad de Lugano “Poestate” 
( http://www.poestate.ch/2015/ConferenzaStampa/doc_nuovo/Poestate%20Cartella%20Stampa%20Messico.pdf) 
y en particular la celebración de la amistad entre Suiza y México, 
varios militantes del Colectivo Zapatista de Lugano (CZL), perturbaron 
la intervención del alcalde Borradori, del embajador de México en Suiza 
y del cónsul mexicano de Lugano, en solidaridad con la lucha de las 
familias de los desaparecidos de Ayotzinapa.



"Ayotzinapa 43 secuestrados - vivos se los llevaron, vivos los queremos 
- Fue el Estado" – se podía leer escrito en la manta  que algunos compañeros pusieron ocupando el escenario, repartiendo volantes de información, junto a la actuación musical rebelde de unos compas mexicanos, que tocaron Jaranas de 
Veracruz, con una rola especial para el Señor Presidente.



La perturbación, que duró unos veinte minutos y terminó con la cuenta de 
los 43, se destacó por un fuerte aplauso de la audiencia presente, entre 
la vergüenza y la molestia visible de las autoridades, en particular de 
la esposa del embajador quien rompió el volante, que se repartía para hablar del caso de los estudiantes desaparecidos de Ayotzinapa.

Fuera del ayuntamiento, una vez que terminó la acción, los músicos 
fueron controlados por la policía municipal de Lugano, exigiéndoles mostrarán documentación oficial, luego de que el alcalde de la ciudad, salió a señalarlos con la mano. La intervención de la policía, claramente dirigida en contra de los músicos, fue claramente para presionar e identificar a l@s compas mexican@s.

Haciendo evidente la voluntad de intimidar, y en este sentido, teniendo en cuenta la situación particular de la represión y violencia que vive México, la responsabilidad de cualquiera consecuencias para los músicos, será de la persona que solicitó la identificación.



La acción se completó finalmente en el CSOA Molino entre lasagna de 
frijoles, proyecciones y debates sobre Ayotzinapa, la situación en 
México y con música tradicional mexicana de son jarocho hasta la 
madrugada!



Colectivo Zapatista de Lugano



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Querían enterrarnos, no sabían que éramos semillas.



"Entendemos que para luchar contra la brutalidad de la policia, significa 
luchar por Ayotzinapa; entendemos que luchar por los derechos de los 
migrantes es luchar por Ayotzinapa; entendemos que luchar contra la 
venta de armas es luchar por Ayotzinapa; que luchar por el respeto de 
los territorios palestinos y del territorio kurdo significa luchar por 
Ayotzinapa; que luchar por el derecho a la vivienda, en sus ocupas, 
significa también luchar por Ayotzinapa. "(uno de los participantes en 
la eurocaravana por Ayotzinapa, abril 2015)



Si el año pasado le tocó al estado de Israel, este año es el turno del 
gobierno mexicano. En esta ciudad controlada por uno de los porcentajes 
más altos de policías y cámaras de video vigilancia, emergen claras las 
simpatías entre el ayuntamiento de derecha de Lugano y los gobiernos 
impresentables celebrados en estos últimos años entre el festival de 
poesia “Poestate” y el “Israel Day” 
( http://www.agendalugano.ch/events/27567/bernard-henri-levy-all-israel-day). 
Un apoyo claro que celebra aquella cultura de muerte, que ha visto pasar 
por la parte italiana de suiza varios personajes que hacen de la 
exportación de democracia, del racismo, de la guerra permanente y de la 
superioridad occidental su razón de dominio.



Ahora, para buscar nuevos acuerdos y colaboraciones (como por ejemplo 
las avionetas suizas Pilatus que atacaron a las comunidades zapatistas 
en el '94), es el turno del gobierno de México de Enrique Peña Nieto. Un 
presidente elegido con un fraude electoral y que se distinguió hace 
varios años, como gobernador del Estado de México, por la violenta 
represión (2 muertos y varias mujeres violadas por los militares) contra 
los campesinos de Atenco.



México es un país que conocemos bien, encantador, lleno de cultura y 
rebeldía, que desde siempre ha sido saqueado por gobiernos corruptos y 
depredadores varios. Un país golpeado por las políticas neoliberales, los 
acuerdos de libre comercio y por cantidades de mega proyectos impuestos 
quien explotan los territorios y expulsan a los pueblos - duramente 
reprimidos por ejército y policías, entrenados y equipados por el 
businness securitario del eje EE.UU.-Israel-Europa (incluida Suiza ) - 
para el beneficio de un cierto turismo “eco-sustentable".


Un país que se ha convertido en el núcleo de producción-pasaje de drogas 
destinadas al occidente, desgastado por una guerra que lo está 
transformando en una gran fosa común: 246 las que se encontraron desde 
el 2012; 160.000 muertes en los últimos 10 años,  mas de 26 mil 
desaparecidos.
Una especie de narco-estado, donde las colusiones entre los gobiernos y 
los carteles de la droga son claras y que ve ahora, en estos días de 
nuevas elecciones, el presidente Enrique Peña Nieto de paso en Europa 
para nuevos acuerdos estratégicos y comerciales.



Pero también un México que desde siempre resiste, construyendo otros 
mundos posibles y que nos enseña cómo es fundamental involucrarse en 
primera persona para contrarrestar los abusos.
Como lo están haciendo los estudiantes, los familiares y los amigos de 
los desaparecidos de la escuela rural de Ayotzinapa.



26 de septiembre 2014, Iguala, Guerrero, México: 43 alumnos de la 
Escuela Normal Rural de Ayotzinapa son secuestrados y desaparecen. "Fue 
el Estado", fue el primero grito de la plaza, "è stato lo Stato". 
"Viajamos mucho, gritamos nuestras razones - dicen hoy los familiares de 
los 43 estudiantes – y ya no confiamos más en su democracia. Es 
importante reconocer que los problemas están en las relaciones: no 
queremos llegar a ser como ellos, reproducir esas mismas relaciones que 
dañan el país. Tenemos que enseñar, siempre y obstinadamente, la 
capacidad de criticar y de rebelarse, en cada momento de la vida ... ".



Porqué el horror de lo sucedido esa noche nunca será olvidado: cuando se 
disponían a partir hacia la Ciudad de México y participar en el evento 
en memoria de la masacre de Tlatelolco (donde el 2 de octubre de 1968, 
más de 300 personas fueron asesinadas por el ejército) los jóvenes 
estudiantes de Ayotzinapa fueron atacados por la policía local que abrió 
el fuego a sangre fría. Primero masacraron a 6 y luego secuestraron 
otros 43. La captura de los estudiantes fue una operación llevada a cabo 
por las autoridades y la policía local, el ejército federal mexicano y 
los traficantes de drogas . El gobierno de Peña Nieto después de 
descargar la responsabilidad a los narcos, obstaculizó las distintas 
pistas de investigación, evitando por ejemplo, que saliera a la luz la 
participación del ejército en esta violenta represión. Protestas se han celebrado desde entonces, en México y en todo el mundo.



En estos días, con la fuerte movilización del México de abajo que se une 
para boicotear y bloquear las elecciones, reclamando justicia y verdad 
para Ayotzinapa, el país está viviendo otra vez bajo un nuevo estado de 
cerco y se temen nuevas masacres ordenadas por el gobierno mexicano.



Esta noche, en esta celebración de un gobierno asesino y de sus 
embajadores, no podemos permanecer indiferentes y nuestro grito se une a 
la digna rabia de tod@s l@s que no se resignan al silencio cómplice!



Vivos los llevaron, vivos los queremos

Que viva México, cabrones
 

Colectivo Zapatista de Lugano
CZL