Tema/i | anticapitalismo / antiglobalizzazione | media/net-attivismo : L'expo che non c'è, tra Shiva e Sofia.
  19-05-2015 15:17
Autore : pikkia-sodo
 
 
  L'articolo di Sofia sull'EXPO di qualche giorno fa' (1)
solleva – forse - un'interessante questione: fino a che punto i funzionari dell'informazione sistemica, cioè i privilegiati lavoratori salariati dei mezzi d'informazione “regolata”, possono azzardarsi a una pubblicazione realmente critica del loro pensiero. Quando c'è, questo pensiero critico. Cosa da escludere quasi sempre, sennò chi li assume e li paga?
 
     
  L'Expo che non c'è, ma c'è e come!


Ci fa notare infatti il nostro Aldo Sofia su La Regione che “ci sarebbe da capire come quell’iniziale vincolo morale (sulla fame e il cibo) possa conciliarsi e realizzarsi con la massiccia presenza e sponsorizzazione, nei vari padiglioni, delle principali multinazionali (da McDonald’s a Coca-Cola, da Monsanto a Nestlé, Syngenta, Dupont e altre) che, denuncia la nota attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva, “si sono messe d’accordo per brevettare i nostri semi, influenzato la ricerca scientifica, negato ai cittadini il diritto all’informazione attraverso leggi sulle etichettature degli Ogm, deforestato e inquinato, distrutto i nostri terreni e le nostre colture, e oggi sono tutte dentro l’Expo.”

Infatti, come leggiamo qualche giorno dopo persino sul Corriere della sera o nel nostrano Il Caffè della domenica, con dichiarazioni riprese da un video in circolazione da poco (2), allorquando “Vandana Shiva stava passeggiando nel Parco della biodiversità di Expo, ed ha visto il padiglione della Coca Cola. Inevitabile il commento: «È bello che ci sia un parco della biodiversità, che ci dà tante opzioni. Stupisce che a fianco ci sia il padiglione della Coca Cola, i cui prodotti distruggono la salute e rubano l’acqua. Ogni bottiglia di Coca Cola è stata rubata a qualche comunità e ruba la nostra salute».

E non solo. Secondo la dichiarazione molto logica ed esplicita di Shiva, la multinazionale fa «un’azione di propaganda contro le organizzazioni mondiali della salute quando spiegano che le bevande gasate sono un pericolo per la salute dei bambini».

Infatti, caro Sofia, non è che ci sarebbe da capire, ma bensì da denunciare senza mezzi termini questa cosiddetta “malnutrizione che, secondo la rivista scientifica ‘Lance’, uccide ogni anno tre milioni di bambini, sugli oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame”. Ci sarebbe cioè da parlar chiaro con nomi e cognomi di imprese ed azionisti, con banche nostrane e mafie (“mercati”…) finanziarie incluse, di questa delinquenza che, per mezzo dell'Expo 2015, da copertura ai maggiori responsabili diretti dell'eccidio in massa per fame!
Non parliamo poi delle guerre, e di cosa c'è dietro ai loro comandi militari più o meno in divisa...


Sveglia!

Ormai non è più sufficiente scrivere, Sofia, che “si calcola che la terra dei poveri venduta in tutto il mondo negli ultimi dieci anni (pari a un’area grande almeno 15 volte la Svizzera) eliminerebbe l’attuale denutrizione”. E che “tutto questo (...) dovrebbe essere al centro dell’attenzione di un’Expo che proclama la volontà di “nutrire il pianeta” e rischia invece di trasformarsi semplicemente in una furbesca e universale rassegna gastronomica”.

Perché ormai siamo sempre di più coloro che pensiamo e denunciamo che non solo ci sia questo “rischio” ipocrita, da benpensante, ma che ormai questo capitalismo cosiddetto in crisi (balla sonora, i suoi Signori sono sempre più ricchi e predatori!) ci sta portando sempre più velocemente verso l'autodistruzione:
con il degrado ecologico che provoca sempre più,
con le intossicazioni che sviluppa per i suoi profitti privati (nei nostri corpi, tanto per cominciare)
e con tutte le degenerazioni di una logica individualista, patologica, profittatrice e sfruttatrice in tutti i campi della società.



(1)  http://www.laregione.ch/articolo/l%C3%A2%C2%80%C2%99expo-che-non-c%C3%A2%C2%80%C2%99%C3%83%C2%A8/8576


(2)  http://video.corriere.it/vandana-shiva-al-parco-biodiversita-nasce-vita/b068f37a-fbcd-11e4-bdb9-74ccd0f44566
 
     
 
> 'na gran dona sta dona
'na gran dona sta dona
 
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  Aldo Sofia: meglio che i fasci dell'UDC 2015-05-21 15:45  
Il fascismo rampante in tutta Europa, e in Svizzera con Lega, UDC e MCC a Ginevra, ecc. non vuole che vi siano nemmeno degli Aldi Sofia nei media. La privatizzazione è la loro arma.
Vedi per esempio:

“L'UDC coltiva (…) un vecchio riflesso di sfiducia verso un mondo mediatico catalogato di sinistra, troppo dipendente dallo stato e che l'avrebbe servito male. (…) Mentre che le prestazioni della Posta e delle FFS si allineano sempre più sulle leggi del mercato, la SSR sarebbe ormai la sola a rispondere all'idea di servizio pubblico.” (nota)

I fasci nostrani, la spazzatura estremista di servizio al liberalismo, al Capitale, non accettano una SSR più indipendente dalla delinquenza delle borse, siano Wall Street che Zurigo.

Nota: estratto da:
 http://www.letemps.ch/Page/Uuid/89bd4930-f5a9-11e4-bb1f-074820583190/Radio-TV_le_march%C3%A9_et_le_pouvoir

Tris
  osservazione 2015-05-25 12:06  
E' pur importante riconoscere che l'editoriale di Sofia è stato pubblicato il giorno dopo la manifestazione NoExpo di Milano. Si è quindi trattato di uno dei pochissimi scritti che ha deliberatamente evitato di entrare nella abusata e distorta narrazione dello scontro per parlare di altro. Di Expo e delle sue contraddizioni.
Meglio Sofia, che magari la pensa come Vecchioni e Pisapia ma almeno ha il pudore di non scriverlo...

lettore
  Logico no? 2015-05-28 11:10  
Bé, lo trovo logico, dopo i nostri tentativi di liberarci dalle schiavitù secoli or sono, la Svizzera è stata ricostruita e voluta nel congresso di Vienna nel 1815 per lasciare una zona tranquilla, per casseforti e roba del genere, nel centro d'Europa, dove anche i giornalisti non devono entrare o sollevare questioni cruciali, contraddizioni del (P.S.C.I.) Porco Sistema Capitalista e Imperialista, e persino sulle enormi pagliacciate vergognose come l'Expo, affinché le pecorelle che votano e sgobbano qui non si agitino troppo, o peggio no si sollevino come feci io.
W. Tell