Tema/i | anticapitalismo / antiglobalizzazione | femminismo / genere / queer | spazi liberati : Kobane di ieri e di oggi a Bellinzona.
  18-05-2015 16:27
Autore : L. Astesa
 
 
  Bella iniziativa dei compagni di Scintilla, con un incontro significativo alla Casa del Popolo, Bellinzona, sabato scorso.  
     
  Con “Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie” (DeriveApprodi, 2015), Paola Staccioli ci prova in modo inedito, inquadrando storia e protagonisti da una prospettiva "al femminile". Lo fa, anzi tutto, per sfatare un luogo comune recidivo: quello che relega le donne a mano armata a un ruolo subalterno rispetto al corrispettivo maschile. In altre parole: semplici “donne del capo”, rivoluzionarie in gonnella, più per amore che per consapevole adesione alla Causa.

 http://www.sololibri.net/Sebben-che-siamo-donne-Storie-di.html

E lo ha fatto molto bene a Bellinzona.
 
     
 
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  Non sarei così ottimista 2015-05-19 14:16  
Chi sabato ci è stato lì a Bellinzona riferisce

che la Paola Staccioli, autrice del libro, citando a un certo punto il movimento curdo di Rojava, avrebbe affermato qualcosa come che “ci auguriamo che possano avanzare le illusioni delle combattenti curde di Kobane rispetto alla loro lotta”, ciò che potrebbe confermare che non siamo ancora usciti da certi complessi novecenteschi, con le allegate incapacità “marxiste” di capire quel che succede realmente nel mondo. Nonostante Marx.
Chiederei infatti a Staccioli, per esempio:

Ma non ti rendi conto che è forse la prima volta nella storia del capitalismo che un esercito popolare composto essenzialmente da donne libera un'intera città dal fascismo e dal potere patriarcale?

Ma non cogli il fatto che le combattenti di Kobane siano realmente delle comuniste libertarie con le loro azioni molto chiare e aldilà delle ideologie? O forse pensi che i discorsi del PKK per la platea mediatica, e quelli delle organizzazioni vicine, implicherebbero un rinnegamento del profondo anti-capitalismo originale del movimento curdo?

Ma come non puoi vedere l'eccezionale e storica importanza, persino di livello mondiale, di questa vittoria non solo antifascista, ma anche anti-capitalista, antimperialista e antipatriarcale delle compagne di Kobane?

Ma non hai preso atto come questa batosta fenomenale contro fascisti islamici e kemalisti, oltre che i siriani dittatoriali, e in fin dei conti anche degli USA visto che raccolgono sul terreno solo mazzate una dietro l'altra, fin dalla Somalia, e poi passando dall'Afghanistan alla Libia e logicamente dall'Irak, ecc. sia un avvenimento che rompe di colpo – quantomeno simbolicamente – millenni di oppressione patriarcale, di maschilismo militare, di strumentalizzazione paternalista (le femmine nei maschi eserciti occidentali) – e rappresenti molto probabilmente un evento veramente epocale? Tra l'altro proprio in Mesopotamia, culla dell'evoluzione neolitica umana?

Ma, cara Paola, non capisci che non si tratta solo di far applicare l'eccezionale programma (vedi per es.  http://www.lettera43.it/politica/rojava-come-funzionano-le-comuni-curde_43675144496.htm )
UUURRRLLL nel futuro, ma di vederne soprattutto le basi reali e in movimento, di questo progetto costituente, e la sua solidità etica e sociale, di genere e di classe, cioè tutto ciò che rappresenta la vittoria armata delle combattenti di Rojava/Kobane?

È mai possibile che proprio chi parla di “combattenti comuniste” italiane non sappia vedere le solide fondamenta teoriche e politiche di queste compagne, oltre che la loro potenza combattente, nonostante i bassi profili pubblici ed ufficiali che il movimento curdo è obbligato a tenere di fronte a tutte le forze reazionarie o riformiste capitaliste? E di fronte ai loro Stati fantoccio come la Fascioturchia, il FantasmaIrak, del resto uno dei tipici frutti coloniali capitalisti del 1800, assieme alle orribili dittature maschiliste saudite e dintorni, tutte sostenute dalla solfa di pezzenti maschi petroliferi e guerrafondai del Sistema?

Cara Paola Staccioli, perché non sai valutare invece l'enorme, impressionante, incredibile passo avanti delle compagne rispetto ai limitati tentativi europei degli anni '70 di “colpire il cuore degli Stati imperialisti”? Non capisci che questa è una lezione universale, di lotta di classe oltretutto, e che spetta a noi saperla valutare a fondo, e naturalmente appoggiare, diffondere e interpretare rispetto ai nostri obesi e marci paesi delle metropoli $.€.Fr.£ del cazzo, mai detto meglio?

E per finire non scordarlo: sia il patriarcato che la proprietà privata costituiscono la base originaria e fondamentale dello sviluppo mercantile e capitalista dell'umanità. Se non cominciamo e ripassiamo da lì, se non lo superiamo come fanno le straordinarie compagne curde, tutto il resto son balle. Balle ideologiche, balle da vecchi marxismi frustrati, balle da estremismi incapaci di aprire dalle fasi di lotta sociale aperta e generale sulla sostanza della questione “capitalismo”.


Vedi anche:  http://www.globalproject.info/it/mondi/rojava-la-rivoluzione-delle-donne/18793
Gianna | Web: http://www.globalproject.info/it/mondi/rojava-la-rivoluzione-delle-donne/18793
  Foto Franca 2015-05-19 14:17  
Bella la foto di Franca Rame, qui sopra!
XY
  Facile criticare! 2015-05-21 14:50  



Parlare di comunismo e poi sbeffeggiare i marxisti, o mescolare anarchia con comunismo, mi sembra proprio che pascoli tra le ortiche, caro o cara socia.
AA
  Tecnocensura? 2015-05-23 14:41  
Mi chiedo perché sul blog di Scintilla non ci siano dibattiti, faccia così freddo voglio dire, non si possono aggiungere commenti tanto per cominciare.
volatile | Web: http://collettivoscintilla.org/
  Una frase che non ho mai detto 2015-05-27 16:49  
Ho scoperto ora su segnalazione di un compagno che mi si attribuisce una frase, addirittura virgolettata. L'avrei pronunciata a Bellinzona. Specifico che né lì né altrove ho mai parlato sulle donne curde, perché si tratta di un argomento che non conosco a sufficienza per poter intervenire.
Paola Staccioli
  Rote Zora 2015-05-28 11:02  
Rote Zora nasce da una scissione del Revolutionäre Zellen (Cellule rivoluzionarie), di cui in seguito è stato definito una sorta di "ramo femminista".

Il gruppo, che trae il suo nome dal libro Die Rote Zora und ihre Bande (Rote Zora e la sua banda) di Kurt Held (una fiaba che racconta le vicende di una “terribile” ragazzina che rubava ai ricchi per dare ai poveri), si palesò in Germania nel 1974 quando, per protestare contro le leggi antiabortiste, fu collocato un ordigno esplosivo presso il tribunale di Karlsruhe. In seguito sono a loro attribuite gli attentati presso il collegio federale dei medici (1977), in numerosi sexy shop, contro le macchine di lusso e contro le società Siemens e la Nixdorf Computer. Pur portando numerosi attacchi, il gruppo è sempre stato attento a prendere le dovute precauzioni per non colpire fisicamente alcun individuo.

L'ultima azione della Rote Zora risalirebbe alla notte del 24 luglio 1995, nei pressi di Lürssen, contro un'impresa che consegnava armi al governo turco ed in solidarietà con le lotte delle donne kurde contro lo Stato turco.

Il 19 dicembre 1999, Sabine Barbara è arrestata durante un’operazione di polizia nello squat di Mehringhof (a Berlino) con l’accusa di aver fatto parte dell' organizzazione. Nell'aprile 2007, l' ex-Rote Zora Adrienne Gerhäuser ha subito l’inizio di un processo per la progettazione di un attentato contro il Genetic Technical Institute di Berlino nel 1986 e contro quello ad una fabbrica di abbigliamento della Baviera nel 1987.

Nel 2000, un documentario a proposito di Rote Zora, intitolato Die Rote Zora, è stato prodotto da Oliver Tolmein.
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