Tema/i | spazi liberati : Se le elezioni servissero a qualcosa le avrebbero già abolit
  24-03-2015 02:31
Autore
CS()A Il Molino
 
 
  (Emma Goldmann, attivista e femminista anarchica e antifascista di cultura ebreo-lituana)  
     
  Si voleva rispondere, come sempre avvenuto, con una semplice lettera al Municipio di Lugano. Poi però visto il periodo particolare, dove i colpi bassi non mancano e le carogne, con la primavera e le elezioni che arrivano, cominciano a puzzare, abbiamo optato per (ri)precisare alcuni punti nella marea di menzogne partitiche e giornalistiche vomitate recentemente.

1)
La lotta paga e la solidarietà è un arma. Ne aprofittiamo per abbracciare i lavoratori della Exten di Mendrisio, vittoriosi dopo uno sciopero di 8 giorni. Ci stringiamo per il Newroz al centro culturale curdo di Lugano, che in questi giorni ha ricordato i compagni e le compagne nella liberazione di Kobane. Ci uniamo alla lotta antifascista di Cremona, in particolare ad Aro e Vivi condannati in questi giorni. E un pensiero di rabbia e d'amore per Marco, tuttora in ostaggio dello Stato elvetico e dei Signori dell'industria nucleare.

2)
Ricordiamo agli “sbadati” che il CS()A il Molino da sempre paga tutte le spese che genera e tutte le fatture che vengono recapitate. Il perchè dal 2010 non arrivino più, chiedetelo al municipio o al limite alla famiglia Bignasca.

3)
Il Molino NON ha MAI chiesto niente, se non un luogo, che in seguito si è preso, occupandolo. Da 13 anni valorizza uno stabile abbandonato, che se non fosse stato liberato giacerebbe in condizioni pietose o distrutto (come già tutte le proposte presentate in passato o come il Maglio, tuttora abbandonato in condizioni catastrofiche).

4)
Anche prendendo per buone le cifre sparate ultimamente, sarebbero circa 21.000 fr. i costi annui dal 2004, ora abbondantemente coperti dal Cantone con una “donazione” annua di 50.000.- La cresta fatta sulle spalle del Molino dove andrà a finire?

5)
Magari sarebbe interessante sapere quanto ha speso il Municipio per sistemare l'ala dell'ex macello per il Dicastero Giovani ed Eventi. Si mormora di una cifra vicino al milione... Solo una delle innumerevoli voci di spesa gestite da Comunione e Liberazione nel fallimentare tentativo di disinnescare le proposte culturali dell'autogestione, copiandole.

6)
Cosa si intende quando si parla “di ridare il macello alla popolazione”? Non considerate forse “popolazione” le varie centinaia di ragazz*, giovani e meno giovani, famiglie, studenti, operai, contadini, migranti, punk, sans papier, ultras, venditori di rose che settimanalmente frequentano lo spazio? O non rientrano nel vostro concetto di “popolazione”?

7)
Che sia chiaro: la nostra idea e pratica d'autogestione non ha imposizioni dall'alto. E non saranno nè i ricatti dei nuovi allupati di protagonismo (Bertini), nè i moralismi di vecchi rapanelli (Rossi fuori e Martino dentro) a fermarla: povera “sinistra” che ancora non digerisce quella democrazia partecipativa-assembleare, di base, dove i movimenti crescono, si gestiscono e diventano linfa vitale per il cambiamento.


Da ultimo la comunicazione ufficiale: sì, come sempre in 18 anni, non rifiutiamo un incontro. Ipotizziamo che il ricatto “o accettate un posto nuovo o vi sgomberiamo” sia frutto delle libidini pre-elettorali di giovani inesperti. Per parlare d'autogestione un minimo di storia sarebbe opportuno conoscerla (altri elementi seguiranno). Per discutere delle tematiche sollevate dalla vostra missiva, vi proponiamo però di lasciar trascorrere il tempo a voi caro delle elezioni, così da evitare manipolazioni e tornaconti personali sulle spalle del Molino. Da ultimo, visti i tempi bui, ci permettiamo di ricordare che il Molino, da sempre, combatte i comportamenti fascisti, razzisti e omofobi, per cui il biondino con la coda che siede in Municipio preferiremmo se ne restasse in altra sede a farneticare su immigrati, musulmani e frontalieri.
Saluti libertari, C.S.O.A. il Molino
 
     
 
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  Scintille d'accensione 2015-03-27 15:08  

Ho trovato in rete (da  http://collettivoscintilla.org/)un bel colpo di spinta, o almeno d'appoggio, ed eccolo qui:



Il Collettivo Scintilla rinnova la sua solidarietà al Centro Sociale Autogestito il Molino, a proposito dei continui attacchi subiti da parte dei politici di una certa corrente ideologica. Ancora una volta, cavalcando l’onda dei movimenti da torce e forconi contro il centro sociale, Bertini, bimbo d’oro della politica neoliberista, ripropone la chiusura del Molino come panacea di tutti i problemi, fiscali e non, che al momento attanagliano la città di Lugano. Invece di ammettere una gestione comunale che ha fatto acqua da tutte le parti, nella quale tutti hanno mangiato indistintamente, facendo i propri interessi, soprattutto sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, certi politici luganesi cercano di sviare l’attenzione facendo la voce grossa con il Molino, difendendo, una volta di più, il grande capitale, vero motore della crisi, cittadina e non. Stranamente questa mossa arriva oggi, a un mese dalle elezioni cantonali, evidenziando il fatto che, per una manciata di voti, certi politici sono pronti a tutto, anche a sostenere l’insostenibile.

Bertini, il quale riteneva “difficile” la decisione di licenziare i poliziotti che, massacrandolo di botte, hanno quasi ucciso un rumeno nel gennaio 2014, non dimostra la stessa disponibilità verso chi da più di vent’anni porta avanti un progetto culturale e di autogestione, definendolo un tentativo di “ricatto” a cui lui, duro e puro qual è, non è pronto a cedere. Un fatto di per se emblematico dell’ambiguità e dell’ipocrisia con la quale la tanto esaltata “legalità” istituzionale venga evocata con assoluta discrezione, a seconda del contesto e degli interessi in gioco.

Come già detto in precedenti occasioni, come Collettivo crediamo nell’importanza che gli spazi sociali ricoprono all’interno di questa società, sempre più volta alla disgregazione sociale e alla mercificazione del tempo libero: il centro sociale, motore culturale di una città che fa spesso dell’ovvietà e del qualunquismo la sua principale forza, propone eventi e tocca tematiche che, in sua assenza , sparirebbero all’interno del vasto oceano di mediocrità e conformiso intellettuale di cui sopra.

Il tutto nell’interesse di quella parte politica che costantemente (dis)informa sulle piccolezze, nascondendo sotto il tappeto i veri problemi che assillano la nostra società: è molto più facile pontificare sul “rispetto delle regole” in mancanza di un’abitudine allo spirito critico e alla conoscenza, perché un popolo ignorante è più facile da governare.

Indipendentemente dalla nostra stima e dalla solidarietà dovuta alle amiche e agli amici del Molino, tali politiche vanno combattute in quanto si iscrivono all’interno di una più ampia logica sistemica. Una logica che dietro a tanto retoriche quanto squallide formulette, come ad esempio “riqualificazione”, nasconde una pluralità di processi urbani e sociali che vanno dalla gentrificazione fino al controllo indiretto di ogni spazio intellettuale antagonistico.

Bertini può continuare a starnazzare i suoi deliri da inquisitore ed invocare l’intervento dei suoi amici sbirri, assumendo al contempo le contraddittorie veci di chi pretende di restituire “alla comunità” quello che probabilmente rappresenta l’unico spazio realmente comunitario esistente oggigiorno. La realtà parlerà sempre più forte di lui: l’esperienza insegna che la “riqualificazione” dei centri cittadini è sinonimo di imborghesimento e privilegio. Operazione attuata proprio partendo dallo sgombero di questi spazi da tutto ciò che non è destinato a facoltosi autoctoni o ai migranti “buoni”, siano essi sceicchi o capitalisti internazionali attirati dalla piazza finanziaria.

Al di là delle parole, la solidarietà fattuale al Molino deve essere oggi un elemento concreto e portato avanti da parte di tutte le forze (collettive e individuali) che vogliano legittimamente qualificarsi come “progressiste”.

Non cerchiamo forzatamente uno scontro frontale con le autorità. Ma in nessun caso saremo disposti a tirarci indietro qualora quest’eventualità dovesse manifestarsi. Alle parole dovrà seguire una pratica militante. Al soldo delle minacce da campagna elettorale sarebbe forse il caso che gli amanti della repressione e del suo squallido braccio armato si interroghino su questa semplice domanda: volete davvero creare un problema laddove non esiste?



Se ci togliete gli spazi, ci avrete nelle strade.
Giec
  si 2015-03-28 15:53  
""Al di là delle parole, la solidarietà fattuale al Molino deve essere oggi un elemento concreto e portato avanti da parte di tutte le forze (collettive e individuali) che vogliano legittimamente qualificarsi come “progressiste”.""
si