Tema/i | anticapitalismo / antiglobalizzazione | antifascismo | spazi liberati : Svizzera: una società leificata?
  19-07-2010 23:07
Autore : K. Roteta
 
 
  Anche se in questo paese la cappa di piombo ideologico del sistema finanziario o bancario non lasci troppe vie d’uscita a un pensiero critico, marxista, socialmente oggettivo, materialista, qualche breccia ogni tanto si apre.  
     
  Interessante notare come l’importante articolo di Enzo Modugno su Il Manifesto della scorsa settimana non sia passato inosservato anche qui ( http://switzerland.indymedia.org/it/2010/07/76825.shtml ). È appassionante pensare che si stia passando dagli slogan rifritti e provinciali a critiche un po’ più avanzate sulla nuova grave fase capitalista che stanno istallando nel pianeta.

Anche se in questo paese la cappa di piombo ideologico del sistema finanziario o bancario non lasci troppe vie d’uscita a un pensiero critico, marxista, socialmente oggettivo, materialista, qualche breccia ogni tanto si apre. Ne approfitto per completare una riflessione aperta in altra sede, proprio sulla leificazione, un cancro mentale che, da noi, infierisce in modo perverso e brutale sul conformismo patrio, così sicurizzato e falsamente benestante.
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Leificazione: un tema di filosofia del diritto o di filosofia sociale?

Ci sarebbe proprio da ragionare un pochino su questo termine, leificazione, che per quanto se ne sappia, si usa per ora solo in certi lavori teorici dei movimenti sociali baschi.

Per avviare una critica del termine e del concetto, bisognerebbe trattare anzitutto della normazione, che secondo un’idea dominante sarebbe la funzione istituzionale consistente nella produzione di norme giuridiche generali e astratte. Invece, secondo altri, la normazione potrebbe riferirsi soprattutto alla funzione antropologica, personale e sociale, che determinati cambiamenti a livello dell’etica sociale (dovuti appunto all’instaurazione di norme e leggi) si produrrebbe nel corpo sociale stesso, nel corpo personale e collettivo della società.

Per esemplificare, ciò corrisponderebbe a ciò che si registra, a livello di costumi e di norme dettate dallo stato, dalla religione o persino dalla moda, in certi comportamenti, gesti, abitudini e costrizioni dovute all’uso di determinati abbigliamenti (dal caso del burqa fino all’opposto dei pantaloni cavallo basso, o delle minigonne, dei tacchi a spillo, ecc.). Cioè: la normazione sarebbe piuttosto un intervento profondo sui comportamenti umani, con incidenze persino fisiologiche o somatiche prodotte o indotte dalla sua reiterazione sociale.
Quindi, in questo caso, se accettiamo l’accezione indicata, la propria produzione di norme (e le norme prodotte) attraverso una specifica fonte del diritto, la legge, si dovrebbe denominare legislazione, lasciando alla normazione le conseguenze specifiche di costume, di comportamenti sociali e persino fisiologici appena indicati.

In secondo luogo, c’è la questione della normalizzazione.

In Wikipedia si definisce in questo momento come un processo che modifica un oggetto per renderlo più normale, il che significa renderlo più conforme a qualche criterio di regolarità e omologazione, oppure di rendere alcune sue caratteristiche più vicine a quelle che si riscontrerebbero (o che si vorrebbero riscontrare…) mediamente, oppure di farlo ritornare a una situazione considerata più usuale dopo un evento che l'ha portato a uno stato presunto di anormalità.
Quindi, nel caso di norme e leggi, si tratterrebbe di produzioni legali con lo scopo omologante di comportamenti e valori. Esisterebbe allora una similitudine tra normalizzazione, omologazione e persino omogeneizzazione sociale.

Ma anche qui, proprio dallo studio di alcuni recenti dibattiti nel Paese Basco, ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di sensibilità sulla questione. Che spiegherebbe allora anche un ricorso al concetto e termine di leificazione.
In effetti, è in questo periodo d’uso comune in Euskal Herria l’impiego del termine di normalizzazione riferito soprattutto al ripristino della lingua basca (euskara) come veicolo naturale (normale) di comunicazione. Oltretutto, la normalizzazione si propone alle istituzioni da parte di certi movimenti sociali come linea di politica culturale e linguistica, che dovrebbe attenuare e poi sostituire la dominanza della lingua spagnola (castigliano) impiantata nel corso della larga occupazione de territori baschi del sud da parte della Spagna. Nel nord esiste lo stesso problema con il francese.

È evidente che in questo caso si applica il concetto di normalizzazione in un senso più politico, d’interventi normativi linguistici e culturali per favorire un ripristino generale della lingua rimossa. È qui che troviamo come abbiamo detto queste nuove sensibilità, che insistono sull’aspetto negativo, costrittivo e omologante del termine di normalizzazione. Si suggerisce di sostituirlo con il concetto di sviluppo (della lingua) e si criticano in conseguenza le politiche normative, costrittive o condizionanti in questo campo, che piuttosto dovrebbero essere sostituite da stimoli, innovazioni e processi aperti, accattivanti e dinamici.

È quindi evidente che in questo caso lo stesso concetto di normalizzazione può diventare sinonimo d’imposizione, ciò che spiegherebbe a sua volta l’apparizione dell’uso critico del concetto di leificazione, osservato però dal lato opposto, cioè dalla posizione del soggetto che interiorizza o dovrebbe interiorizzare queste norme, valori, concetti, costumi, ecc. che non corrisponderebbero a uno svolgimento naturale e spontaneo della persona e della collettività. Quindi la leificazione intesa come alienazione da norme, valori e principi dettati dal potere, in poche parole.

Ed ecco che, per spingere al limite il dibattito, si giunge a contrapporre lo stesso concetto di naturale a quello di normale. Normalizzazione come costrizione sulle naturalità umane e sociali. Potremmo anche dire: la normalizzazione ê un intervento contro una natura sociale spontaneamente libera, ampliando il ventaglio di questa interessante battaglia semantica, che del resto sembra solo agli inizi.
 
     
 
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  A tè schciupà la stüpidèra? 2010-07-20 11:04  
Allora noi schvizzer saremmo tutti normalizzati, leificati e normatizzati, no? Ma và là!
Hans
  Siamo seri e riflettiamo un po' su queste cose 2010-07-21 12:31  
Gunther Teubner e la diversità normativa.

In una società globale priva di centro come quella attuale, è quasi impossibile ottenere l'unità normativa che caratterizzava l'epoca degli stati-nazione. Un incontro con lo studioso tedesco di teoria del diritto.

Ubi societas ibi ius, «dove c'è una società, lì c'è diritto», sosteneva Hugo Grotius, padre della moderna teoria del diritto naturale. Ma «se la societas odierna è una società globale, come appare, allora, il suo diritto?» si chiede Gunther Teubner, tra i più autorevoli studiosi di teoria e sociologia del diritto.

Intorno a questo interrogativo Teubner ha elaborato un originale percorso teoretico, che muove dalla consapevolezza dell'arbitrarietà dell'atto fondativo del diritto e insieme dal riconoscimento delle sue potenzialità come strumento di regolazione e, soprattutto, di liberazione delle energie che attraversano le diverse sfere sociali. Potenzialità che non vengono meno neanche nel panorama attuale, segnato dalla rottura della cornice gerarchica costituzionale che rappresenta l'esito storico della sintesi tra Stato e diritto:
secondo Teubner, cui si devono alcuni dei più illuminanti studi sulla globalizzazione del diritto, «il pluralismo contraddittorio inerente al sistema giuridico» attuale non va infatti concepito «come un fenomeno di decadenza, ma come un'opportunità» per il diritto.


(Introduzione di Giuliano Battiston a una sua intervista a Gunther Teubner, da Il Manifesto del 15.09.2009)
Robi
  Ma va là, Hans. 2010-07-21 15:00  

Bè, proprio tutti leificati, non direi.
Al Molino, per esempio, o magari su un'alpe o in un cantiere delle Ffs, e in tanti altri posti c'è molta gente che pensa con la propria testa. Non tanto per le ideologie, che quelle son più facili da cambiare, ma proprio per i valori più profondi e gli stessi sentimenti, e quindi per il proprio modo di vedere la vita, di sentirsi e di mettersi in rapporto con gli altri e con la natura.
È una questione di etica sociale, per cominciare.
E poi, alla fine della storia, di gestione delle emozioni e della socialità.

Ti faccio qualche esempio sulla leificazione patria.
Uno dei processi fondamentali di leificazione concerne la proprietà privata capitalista. In Svizzera forse più che altrove. Quando una persona s’infuria, si sente aggredita o cose del genere, se un estraneo calpesta il suo giardino, ecco una manifestazione di leificazione. Perdio, è la mia proprietà, bisogna chiedere permesso.
Ecco: costui ha assunto come proprio e normale il valore della proprietà (ma invece generato da una certa evoluzione storica, dalle leggi fondamentali capitaliste in questo caso), e quindi come valore assoluto indiscutibile, integrato nel suo essere e sentirsi persona, collegato a quel famoso fenomeno della reificazione che ti fa essere (percezione del'essere) per quello che possiedi, per esempio. Confondendo essere con avere.
La leificazione è evidente, e come vediamo anche in questo caso è molto legata alla reificazione , al feticismo delle merci, delle cose, prima che alle proprie leggi che sanciscono in mille modi il valore della proprietà privata capitalista.
Il senso dei suoi possedimenti è superiore al senso delle relazioni umane naturali. Anzi, la proprietà gli permette di stabilire relazioni umane diverse dalle naturali, più convenienti ai suoi interessi leificati e alienati dai valori del sistema.

Perciò constatiamo anche un aspetto di alienazione in questa faccenda della proprietà, per due versi: in primo luogo si è alienato un bene pubblico e comune come la terra o il territorio secondo dei principi umani storicamente congiunturali, soggettivi, arbitrari rispetto alle leggi naturali. Per necessità di accumulazione privata capitalista, diciamo, nel nostro caso. Poi, assumendo questi valori, ti alieni tu stesso dalla natura, da un rapporto naturale con la terra, dalle cose e soprattutto dal prossimo.
Rifiuti il principio naturale generale dell'accesso delle persone alla terra (la terra a chi la lavora, non a chi la acquista, per esempio) e a tutte le cose naturali o artificiali esistenti (per esempio le macchine alienate da chi le crea e le sa utilizzare) riproducendo la violenza simbolica, ideologica ed etica del sistema.
Una violenza ed alienazione su cui si fonda, o da cui sorge, l'esistenza stessa del prolettariato, della classe operaia, e quindi la necessità del lavoro salariato per sopravvivere.

Nel caso svizzero, i fenomeni di leificazione sono molto estesi e profondi. Non si tratta solo di assumere come fatto naturale, per esempio, certe linee bianche disegnate sulle strade. Tanto che certe persone possono restare quasi immobilizzate piuttosto che superare, infrangere, relativizzare questo segno categorico imposto. Stabilito con una sua logica, è evidente, ma che in ogni caso è sempre discutibile. Quando voleremo tutti, tra qualche decennio, sarà ancor più evidente la relatività delle attuali norme della circolazione logicamente! O quando matureremo e saremo molto più coscienti di ciò che facciamo, per esempio con il veicolo personale.
Ma oggi, con tutti i valori che si sono imposti alla società dallo sviluppo capitalista, in questo caso la velocità, il trasporto privato, ecc. una cosa in principio assurda come una linea bianca in una strada diventa assolutamente normale. Siamo allora normalizzati anche in questo caso o no?

È chiaro che si tratta di una storia vecchia, ma soprattutto molto integrata nello sviluppo del nostro modo di produzione e socializzazione. E quindi nel nostro sistema culturale, di valori. Che ha assunto que si impongano leggi dall’esterno della persona, perché potrebbe essere inaffidabile, essendo costretta a vivere in dimensioni non naturali.
Cominciando dalle dimensioni di potere, totalmente squilibrate in vantaggio della piccola minoranza di grandi proprietari che dominano il sistema.

La leificazione accompagna quindi allora l'evoluzione sociale, culturale e politica come male o limite necessario, e contiene evidentemente fenomeni perversi da vari punti di vista critici e naturali. Soprattutto quando, caro Hanseli, non si riesce a mantenere un rapporto critico, dialettico, rispetto ai valori dettati dal potere, dal diritto dello stato, dell’autorità “superiore”, dall'etica imposta dalle classi potenti in definitiva, e dalla morale generata dalle conseguenti ideologie dominanti. Qui vediamo il ruolo fondamentale delle religioni, nello sviluppo di queste morali normative, alienanti e reificanti. Che poi si retro alimentano con gli stessi prodotti culturali che hanno generato. Maschietto, ti sei mai chiesto cosa t’impedisce, per esempio d'estate, d'uscire in strada con una bella gonna fresca e svolazzante? È realmente così assurda questa domanda in questo contesto?

Sulla normalizzazione c'è ben poco da aggiungere, per una provocazione così banale, Hans. Vedo comunuqe che qualcuno ha messo il dito, con le idee di Teubner (commento precedente), ma direi proprio che non c'è un popolo tanto normalizzato quanto il nostro.
E, sia ben chiaro, una volta accettate per compromesso di sopravvivenza certe condizioni storiche dello sviluppo socioeconomico, non tutto è da considerarsi negativo. Visto dall’interno del sistema, naturalmente. Esempio: la cacca del tuo cane sul marciapiede, cosa logicamente molto naturale ma inaccettabile per il senso comune di pulizia e decoro, richiede un ordinamento esterno se non ne hai coscienza. La legge migliora le condizioni di vita in quel marciapiede, se il tuo cane scacca e tu te ne freghi.

Certo, il problema sovviene appunto quando c'è bisogno di norme e regolamenti, per sostituire il senso comune. Ed ecco una società alienata disposta alla leificazione: la cacca non si fa in luogo pubblico e aperto non perché è insalubre o disgustosa, ma perché è proibita! Peggio ancora: perché c'è la multa.
È il famoso Verboten patrio che troviamo dappertutto, leitmotiv dei comportamenti di moltissima gente, da noi.

E così via. Ci vuole capacità critica, per fare un discorso fino in fondo su cose fondamentali come la libertà, la coscienza individuale e collettiva, e la responsabilità naturale e armonica con tutto l’ecosistema. Ripeto, fondamentali della nostra vita e rispetto alla possibilità di evolvere, di cambiare, di superare questo modo di sviluppo capitalista che ci porta verso un crescendo di leggi, norme e regolamenti: di normalizzazioni. E oltretutto di controlli, sempre più intensi, appariscenti, oppressivi. Un sistema che anche per questo è ormai caduco, è evidente.

Sebbene ora stia tentando di privatizzare anche il sapere e l’informazione, e quindi la conoscenza, per mantenersi a galla. Per questo normalizzazione e leificazione appariranno sempre di più come le cose più assurde e antinaturali della nostra civiltà.

* * *

(Mi studierò il tema Gunther Teuber; mi sembra che ci sia parecchioda dire. Molto interessante).
KR
  Gunther Teubner e la diversità normativa 2014-08-07 15:26  
Riferimento indispensabile: Diritto in Movimento. Verso un Nuovo Diritto Comune

“Tutto è possibile, e niente posso cambiare” (N. Luhmann)

“Anche le impossibilità sono limitate” (R. Wiethölter)

“Non hai nessuna chance, allora usala (H. Achternbusch)



 http://www.uninomade.org/diritto-in-movimento-verso-un-nuovo-diritto-comune/

AA | Web: http://www.uninomade.org/diritto-in-movimento-verso-un-nuovo-diritto-comune/
  rompiskemi 2015-02-21 16:52  
 http://piemonte.indymedia.org/articolo/20800/marx-anti-lavorista


 http://piemonte.indymedia.org/wp-content/uploads/2014/06/2014-06-26-marx%20esperando%20a%20que%20avencemos.JPG
spakkasassi