Tema/i | repressione : Cos'è la tolleranza zero (di Michel Venturelli)
  21-02-2008 13:45
Autore : da TicinOnline
 
 
  Un mantra che politici, procuratori pubblici e responsabili di scuole e polizie recitano quando la situazione degenera, e loro non sanno più che pesci pigliare, è quello della “tolleranza zero”.
L'espressione indica una strategia che mira a contenere le grandi patologie criminali rispondendo colpo su colpo ai piccoli disordini quotidiani. E’ detta anche "strategia del vetro rotto" perché i suoi ideatori, James Q. Wilson e Gorge Kelling, la riassunsero così: non appena un vandalo rompe una finestra di un palazzo bisogna ripararla. Se così non si facesse altri vandali romperebbero altre finestre e in breve tempo quel palazzo diventerebbe il primo di un quartiere destinato a diventare malfamato.
 
     
 
Un'isola al di fuori dalla legge.
La “tolleranza zero” è stata applicata per la prima volta a New York; in fretta si scoprì che un approccio del genere ha il suo prezzo: in 5 anni la città ha dovuto aumentare il budget della polizia del 40% per un costo totale di 2.6 miliardi di dollari. Quattro volte gli stanziamenti concessi agli ospedali pubblici. Nel ’97 la polizia della città contava 46.000 dipendenti di cui 38.600 agenti in uniforme. Parallelamente, nello stesso periodo, i tagli al personale dei servizi sociali furono di oltre il 30%. Si ottenne così il rapporto di un operatore ogni 3,5 poliziotti.

Per utilizzare al meglio l'esercito di poliziotti i commissariati furono trasformati in centri di profitto la cui redditività era rappresentata dalla riduzione statistica degli atti criminosi rilevati.
Risultati: dei 345.000 arresti operati nel 98, 18.000 sono stati annullati dal procuratore pubblico prima che le persone coinvolte fossero portate davanti al giudice e altri 140.000 sono stati dichiarati ingiustificati dalla corte. La percentuale di rilasci senza alcuna sanzione è cresciuta del 60% tra il ‘93 e il ‘98.

Secondo una ricerca svolta dalla National Urban League, in 5 anni, la speciale unità della polizia per la lotta al crimine di strada ha fermato e perquisito decine di migliaia di persone, e solo una su 11 ha subito un arresto giustificato.

L’ondata di repressione ha avuto effetti diretti su tutto l’apparato giudiziario. Nel 1998 i 77 giudici della corte criminale preposta alla giurisdizione per reati e infrazioni minori si sono trovati confrontati a 275.379 istruttorie. Più di 3.500 a testa, ossia il doppio che nel ’93. Capitava che durante una stessa udienza a un giudice erano sottoposti così tanti casi che gli era impossibile decidere. I dibattimenti erano spesso rinviati e molti procedimenti, non vedevano la fine per raggiunta prescrizione dei termini.

A San Diego, dove la “tolleranza zero” non era in vigore, tra il '93 e il '96 si è registrata una diminuzione della criminalità identica a quella della grande mela. Nella metropoli californiana però l’incremento degli effettivi di polizia è stato 6%, contro il 40% di New York. Il numero degli arresti operati a San Diego in tre anni è diminuito del 15%, mentre a New York è aumentato del 24%. Sempre a San Diego il numero di denunce contro la polizia è diminuito del 10%, mentre a New York è aumentato del 60%.

Anche la strategia messa in atto a San Diego era diversa. Lì si seguivano le regole dettate dalla strategia della polizia di prossimità: meno virile, ma evidentemente più efficace.
 
     
   
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