|
|
Tema/i
| repressione
: Affinità fra manifestanti e terroristi di Romano Piazzini |
|
|
| |
12-12-2007 19:13
Autore : dal Cdt dell'11.12.2007
: http://
|
|
| |
| |
IL COMMENTO - dal Cdt dell'11.12.2007 ANCHE DA NOI LA MINACCIA ASIMMETRICA
ROMANO PIAZZINI Un tempo gli avversari si affrontavano ad ar mi pari. Le «regole» del confronto valevano per entrambi i contendenti in ugual misu ra. Oggigiorno, gli esperti della sicurezza, contrap pongono a questo galante approccio simmetrico il concetto di minaccia asimmetrica. Secondo questo concetto, uno dei due avversari – quello inquadrato istituzionalmente – è tenuto a rispettare precise regole di comportamento, mentre l’altro, sfuggente, mutante, e a volte difficilmente identificabile, gioca libero, senza limiti né regole. |
|
| |
|
|
| |
Pensiamo agli eserciti impegnati in missioni di pa ce all’estero, tenuti – in uniforme – al rispetto di precise norme di comportamento, confrontati con un avversario che camuffato, con ogni maliziosa astuzia, aggredisce mettendo a segno sanguinosi attentati e imboscate. Pensiamo alla lotta al terrorismo che vede servizi segreti e polizia vincolati da un preciso quadro giu ridico che limita la facoltà di procedere a intercet tazioni, controlli, perquisizioni e pedinamenti.
Sul lato opposto, terroristi completamente liberi, privi di ogni freno.
Pensiamo al mantenimento dell’ordine dove le for ze dell’ordine sono astrette al rispetto di regole pre cise e rigorose. Da loro ci si attende pure che sop portino ogni genere di provocazione, insulti, spu ti, lancio di pietre e di acidi.
Di recente, a Berna, i manifestanti, autonomi, han no lanciato sulla polizia e sui passanti grosse viti della lunghezza di 30 cm, mentre in paesi a noi vi cini sono già comparse scuri, coltelli e armi da fuo co. È legittimo chiedersi dove condurrà questa spi rale di violenza. A nostro avviso esiste una diretta correlazione fra potenziale di violenza e minaccia asimmetrica.
Più l’autorità istituzionale pone dei limiti all’azione di contrasto dello Stato ed estende i margini di tolleranza, più assisteremo ad un incremento della violenza. In altre parole, più imporremo alla polizia di accettare ogni ti po di provocazione, di insulto, di prevaricazione e di violenza da parte dei perturbatori dell’ordi ne pubblico, più assisteremo ad una pericolosa recrudescenza. I perturbatori mirano infatti a spe rimentare i limiti che l’autorità politica è disposta ad accettare. Lo costatiamo anche in famiglia, i figli, crescendo, sono impegna ti nella costante attività di veri fica dei propri limiti, dei limiti che i genitori sono disposti a tol lerare. Se i genitori sono troppo permissivi, ad un certo punto dovranno intervenire drastica mente per ripristinare una disci plinata e armoniosa conviven za famigliare. Allo stesso modo, uno stato trop po tollerante dovrà presto o tar di reagire con fermezza per evi tare che la situazione sfugga di mano. Più aspetta a posare i pa letti, più incisiva dovrà essere la reazione. Una società sportiva lassista do vrà trovare il coraggio di diffida re i propri tifosi violenti per scon giurare pregiudizievoli perdite di immagine e sanzioni. È triste costatare questo degrado proprio in un paese democratico dove ognuno è veramente libero di manifestare le proprie idee purché lo faccia in modo civile e rispettando la libertà degli altri. È quindi inevitabile, allorché que sto rispetto viene meno, che lo Stato (e non la polizia, che ne è soltanto strumento) reagisca in modo tale da ricordare a quan ti si ritengono totalmente liberi anche di calpestare i diritti altrui, che in una collettività esistono dei limiti. C’è quindi da sperare che alme no a livello cantonale, il proces so di sviluppo della minaccia asimmetrica inverta il senso di marcia e si ritorni ad un confron to (se possibile, di idee) più sim metrico, pacifico e costruttivo.
Romano Piazzini
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
| |
> Commenta questo articolo |
|
|
|
|
>
Aggiungi una traduzione a questo articolo |
|
|
|
> Scarica l'articolo in formato .PDF |
|
|
|
> Invia questo articolo per email |
|
|
|
il novo fascismo |
2007-12-13 15:30 |
|
|
|
Eccolo, traspare ovunque, questo sottile fascismo, sotto diverse spoglie, con l'accusa dell'educazione dei figli, del lassismo, della cosiddetta educazione antiautoritaria (che forse ben pochi sanno cosa ha significato o comunque, per la maggioranza degli ex sessantottini, rimane per lo più un ricordo di gioventù da cancellare visto che sono "arrivati" a ben altre mete carrieristiche),ecc. ecc. Uno stronzo in divisa. |
|
|
|
Giampi
|
|
|
|
|
|
|
Ogni giorno di più... |
2007-12-13 18:02 |
|
|
|
Questo è solo uno dei tanti articoli molto pericolosi che servono a "preparare" la gente al fatto che per la loro "sicurezza" la repressione aumentarà e che vi saranno meno libertà, che bisogna ritornare a "usare la frusta". Un segnale si era avuto nel 2003 quando il docente di filosofia (che si era fatto vedere di "aperto" tendenzialmente "progressista" in passato) Zambelloni del Liceo di Mendrisio, predisse la necessità di tornare a una pedagogia autoritaria nella scuola ticinese criticando tutti i suoi colleghi rimasti a idealizzare il '68. Una delle poche voci che si erano alzate contro Zambelloni (venerato a Sinistra perché qualche anno prima aveva votato contro le scuole private) è stata fra le poche altre quella del Sisa. Ora quel discorso che sembra una sparata di un docente in là con gli anni si sta trasformando in regola sociale con un ritorno galoppante di perbenismo anche a sinistra, che apre le porte alla reazione. Lo Zambelloni-pensiero prima di far breccia fra gli insegnanti, sta iniziando a far breccia fra gli studenti e questo è la grande vittoria dei nuovi fascisti. |
|
|
|
0-71
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|