Tema/i | guerra : Pisa: tentato omicidio contro consulente Moby Prince
  19-11-2007 17:01
Autore : Circolo Agorà - Pisa
 
 
  A proposito di servitu' militari, inviamo una gravissima notizia inerente l'inchiesta sulla Moby Prince.
I dati dell'inchiesta fanno fortemente sospettare un coinvolgimento della base USA di camp Darby e di navi militari USA nel porto di Livorno la notte della strage.
 
     
  ...un piccolo, inquietante mistero.
A proposito di servitu' militari, inviamo una gravissima notizia inerente l'inchiesta sulla Moby Prince.
I dati dell'inchiesta fanno fortemente sospettare un coinvolgimento della base USA di camp Darby e di navi militari USA nel porto di Livorno la notte della strage.
Il tentato omicidio del consulente tecnico a Marina di Pisa la dice lunga sul condizionamento delle servitu' militari nella nostra vita quotidiana.

Marina di Pisa.

Tentato omicidio contro un consulente dell'inchiesta sulla Moby Prince.

Un consulente tecnico che si occupa della tragedia del traghetto Moby Prince (140 morti il 9 aprile del 1991 dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo) e' stato aggredito e drogato nella notte tra venerdi' 16 e sabato 17/11/07 a Marina di Pisa, in una zona isolata nei pressi della foce dell' Arno, da quattro persone. Gli aggressori hanno anche dato fuoco all'auto, dopo aver chiuso al suo interno il consulente. L'uomo, 39 anni, livornese, ex paracadutista, era atteso dall'avvocato Carlo Palermo in una stanza di un albergo di Pisa. A Boccadarno avrebbe dovuto incontrare un importante testimone relativo alla vicenda della Moby Prince, la cui inchiesta e' stata riaperta alcune settimane fa proprio in seguito ad alcuni elementi portati dall'avvocato Palermo.

Dall' auto del consulente sono scomparsi alcuni documenti. ''I miei aggressori avevano passamontagna, prima mi hanno colpito alla testa, poi mi hanno immobilizzato e stordito una sostanza spray, poi - racconta il consulente dell' avvocato Palermo - mi hanno scaraventato in auto e solo quando il fumo causato dall' incendio dell' auto mi ha riempito la gola ho trovato le forze per reagire e sono riuscito a uscire dall' auto''. Quando sono arrivati i soccorritori, l' auto stava ancora bruciando.

Qualche giorno fa Giulio Andreotti, senatore a vita, emblema indiscusso del potere nell'Italia repubblicana, è stato ascoltato dai magistrati livornesi che hanno riaperto il caso della tragedia nella quale morirono 140 persone, quando il traghetto della flotta Moby andò a speronare la petroliera Agip Abruzzo a una manciata di miglia dal porto. Andreotti non ha dimenticato l'episodio in sé, la più grande tragedia della marineria italiana in tempo di pace, che sedici anni e mezzo fa sconvolse l'intero paese. Ma è chiaro che i motivi per i quali l'ex primo ministro è stato sentito hanno un profilo particolare. Riguardano i rapporti con gli Stati Uniti, il ruolo della base militare di camp Darby e la movimentazione di armi «non ufficiale», aggiuntiva cioè a quella di cui il governo era a conoscenza. Il senatore a vita, dunque, avrebbe anche inviato una dichiarazione scritta alla Procura, per riepilogare i fatti che riesce a ricordare ancora oggi.



 
     
   
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