Riforma di Bologna: l'educazione non è una salsa
  18-12-2004 14:25
Autore : ((i))
 
 
  Adottata nel 1999 come una "dichiarazione d'intenti", trasformata da allora in riforma strutturale inevitabile e adottata come nuovo sistema unico d'insegnamento superiore europeo: ecco il percorso degli accordi detti "di Bologna".
La dichiarazione di Bologna ci è stata presentata come una straordinaria opportunità di armonizzare i sistemi educativi europei, tanto per favorire gli scambi e gli studi in altri paesi, fenomeno chiamato mobilità.

Sotto la copertura di questa apparente magnifica occasione di sentirsi realizzati, la dichiarazione di Bologna è stata creata e imposta con un solo e unico scopo: creare e gestire il mondo della formazione come fosse qualsiasi tipo di commercio, applicandoci leggi del mondo economico come ad esempio la produttività, la flessibilità e la competizione. (continua...)

Materiali: Testo originale in FR | MSU | SISA | CUAE | suicidio fra i giovani | .pdf da diffondere
 
     
  Il testo della Dichiarazione di Bologna è molto precisa su questo argomento: fra i 6 punti principali ritroviamo "favorire l'integrazione dei cittadini europei sul mercato del lavoro", "migliorare la competitività del sistema d'insegnamento superiore", "livello di qualifica appropriato per l'inserimento nel mercato del lavoro", e mille altre referenze altrettanto poco felici.

Più lavoratori formati al pensiero unico, più velocemente disponibili sul mercato ma poveri di ricchezze (materiali ed intellettuali), quindi sempre meno in grado di rimettere in questione l’ordine delle cose: ecco lo spirito di Bologna!

E per quelli che si chiedono perché interessarsi da vicino al mondo dell’educazione superiore, l’OMC da una risposta: secondo uno studio presentato nel 2000, questo "mercato" rappresenta un potenziale di 2'000 miliardi di dollari. In questo stesso "mercato" le conoscenze si capitalizzano in crediti e gli studenti sono clienti!

Gli accordi di Bologna, storia di un passaggio del testimone
Il 2004 segna l'applicazione definitiva, a quasi tutti i livelli, degli accordi di Bologna. Le legislazioni federali e cantonali sono state modificate, il finanziamento federale passerà con l'adozione di Bologna: niente accordi, niente soldi! E in svizzera ci dovrebbe essere la democrazia… Praticamente, i cambiamenti si riassumono in uno sdoppiamento dei titoli universitari, un titolo dopo 3 anni, il Bachelor, e un'altro 2 anni dopo, il Master. È la risposta del "mercato" al fatto che sempre più persone possono accedere all’educazione superiore e quindi al titolo attuale di Licenza. Questo importante aumento degli studi rischia, agli occhi delle classi dirigenti, di rimettere in questione la scuola come "riproduttore sociale", il che rappresenta un pericolo per i guardiani del tempio capitalista. Di conseguenza, niente è previsto per favorire l’accesso al secondo titolo. Al contrario, il progetto è quello di limitare l’accesso al master, in modo da accentuare ancor di più le divergenze fra le classi sociali che potranno permettersi (economicamente, socialmente,…) di prolungare gli studi e quelle che invece saranno costrette ad accontentarsi di un titolo intermediario.

Sempre dal punto di vista pratico, modificare la lunghezza degli studi da 4 (Licenza) e 3 anni (Bachelor-Master) comporterâ per forza una diminuzione della qualità d’insegnamento (meno corsi, riduzione della scelta fra le materie, eccetera) con l’addensarsi dei programmi (stessa quantità di corsi in un lasso di tempo minore) tale che gli studenti con altri impegni (famiglia, lavoro,..) non potranno seguire il ritmo imposto. Tra l'altro, le cifre parlano chiaro: nel Regno Unito, paese esportatore di questo sistema, l’80% degli studenti smette gli studi arrivati al Bachelor. Ciò ci permette di capire la motivazione principale dell'introduzione degli accordi di Bologna, secondo la visione del padronato la formazione costa troppo e gli studenti restano troppo a lungo sui banchi di scuola, non partecipano quindi alla crescita economica di un paese!

Questi argomenti compaiono gia nei documenti della Tavola Rotonda Europea degli Industriali (TREI) del 1993, sono stati poi ripresi dall’OCDE e dall’OMC, e sono ancora oggi presenti tra gli argomenti principali dei difensori dell’AGCS (Accordi Generali sulla Commercializzazione dei Servizi). Il mondo politico lo ribadisce per proporre parecchie riforme, fra cui la Dichiarazione di Bologna. Questi stretti legami fra politica e economia si saldano sempre di più.

Bologna, una salsa fra le altre
È importante segnalare che Bologna è una riforma fra molte altre, che propongono cambiamenti altrettanto deleteri. Per esempio, si potrebbe citare l'aumento delle tasse universitarie a 5'000 Fr.- all’anno o l'inizio della scolarità obbligatoria a 3 anni (proposta del Think-Thank AvenirSuisse, punta di lancia del padronato elvetico). O ancora, per mostrare che tutti i livelli d'insegnamento vengono toccati, la riorganizzazione delle Alte Scuole Specializzate o la generalizzazione dei concetti di qualità legati al riconoscimento (e quindi finanziamento) degli istituti d'insegnamento.

Anche se per contrastare l'adozione di Bologna non resta molto da fare, bisogna continuare a combattere considerando questa riforma come esempio di ciò che ci aspetta in un futuro molto prossimo. Tutte queste proposte sono il risultato di una visione capitalista dell’educazione e della ricerca scientifica, che deve essere denunciata e combattuta come tutto, anche se i differenti progetti ci vengono presentati separatamente: la piovra capitalista spesso non è solo una visione! Più informazioni sono a disposizione in una raccolta di testi pubblicato dalla CUAE, il sindacato studentesco dell'Uni di Ginevra.

La ricerca di un sistema alternativo
Rifiutare le riforme non significa difendere lo status quo. A seconda di molti, ci sono oggi ben poche cose da salvare nel sistema educativo in Svizzera. I giovani vengono ad esempio spinti a fare scelte determinanti sempre più presto (livello A e B già a partire dalle media). Quindi, la visione immobile che riduce tutto all’alternativa, basata su presunti potenziali naturali, fra gli studi (liceo, Uni o HES) e il lavoro (eventualmente l'apprendistato) continua ad impedire ogni dibattito su un'altra concezione dell’insegnamento. Come se non bastasse questa visione viene deformata da una serie di stereotipi ed eredità culturali, figlie di una società di classi sociali, basata su valori come il patriarcato e la legge del più forte.

Di fronte alla privatizzazione e alla mercificazione dell’educazione, la risposta che consiste nel reagire colpo dopo colpo non è più soddisfacente. È giunto il momento di uscire dai sentieri gia percorsi e proporre una visione realmente alternativa, con un progetto di società che potrebbe rispondere, al meno dal punto di vista economico, ad un’uguaglianza delle opportunità e senza discriminazione.
La cosa più importante è reinvestire nel mondo dell'educazione e di articolare un pensiero critico, una vera visione alternativa che ci permetta di non doverci più piegare a questo genere di decisioni.
 
     
 
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   2004-12-20 00:15  
La CUAE è un'organizzazione che riunisce le associazioni studentesche dell'università ginevrina. Non so se si definisca sindacato ma spero di no... perché non lo è. La CUAE ha sì lasciato la Unione Univeristari Svizzeri UNES per la presunta moderazione di questa , ma non è certo più combattiva... so di studenti di Ginevra che mi raccontano che essa è in crisi e che non ricopre quasi nessuna posizione nella lotta studentesca fra la base.
Gp2
  E se si parlasse piuttosto ... 2004-12-20 10:37  
Carissimo Gp2, e se per una volta si utilizzasse Indymedia per parlare di problemi di fondo, di riforme, di modelli economici o di volontà politiche di ristrutturare il sistema formativo su scala internazionale? Invece di mandare messaggetti critici di situazioni che non si conoscono o semplicemente lanciare dibattiti sterili di insultini e piccoli commenti inutili tra militanti ... di modo che il 98% degli utilizzatori non possa seguire il dibattitto, si disinteressi ... e magari la prossima volta che cerca informazioni andra sui siti internet della Regione o del Corriere del Ticino?

... Ebbene si, la CUAE si presenta come sindacato? Perchè non ti va bene? Dove sta scritto cos'è un sindacato, come deve presentarsi e cosa deve proporre? Un sindacato è, a mio parere, una struttura che rappresenta un determinato gruppo di persone che vi aderiscono volontariamente e che, assieme a tutte queste persone, difende e rappresente i loro interessi. Quale di questi punti non possono essere rivendicati dalla CUAE?
Forse il problema sta nel tipo di lotta. Allora, cosa non ti va in quello che si è cercato di fare negli ultimi anni in quel di Ginevra? In quali obbiettivi la lotta avrebbe potuto essere piu combattiva? Potrai certamente fornire molti esempi in merito, rispetto ad altre realtà attive nella confederella è più simili a una struttura "sindacale".
Qual'è il santo graal, la chiave per la promozione di un movimento associativo al grado di "sindacato"? La lotta contro i tagli nei budget? La lotta contro le casse statali vuote? Sarebbe ora di avere il coraggio di dire che LA SITUAZIONE ECONOMICA E BUONA, E MAGARI ANCHE OTTIMA, CHE I DEFICIT SONO STATI CREATI AD ARTE PER IMPORRE UN CERTO TIPO DI POLITICA E CHE IL CATASTROFISMO IMPERANTE E UNA CREAZIONE MENTALE TENDENTE AD OBBLIGARE TUTTI GLI ATTORI POLITICI E SOCIALI (PARTITI, MEDIA, ASSOCIAZIONI ECONOMICHE E ... "SINDACATI") A PARTIRE DALLA CONSTATAZIONE CHE I TEMPI SONO DURI PER FARE PROPOSTE PER SALVARE LO STATO. E PRIMA DI TUTTO, PER DIVIDERE I SETTORI SOCIALI IN LOTTE DI "ARRIERE GARDE" (mi spiace, non riesco a tradurre il termine in italiano, il contrario di avanguardia) PER DIFENDERE CORPORATIVAMENTE I PRORPI FRANCHETTI AL BUDGET ANNUALE! piccolo messaggio personale: SMETTIAMOLA DI LIMITARCI A CRITICARE I TAGLI, DENUNCAIMO IL FATTO CHE LA CRISI E UN INVENZIONE E CHE I SOLDI CI SONO, CE NE SONO ANCHE TROPPI! PER UN AUMENTO LINEARE DI TUTTE LE SPESE STATALI IN MATERIA DI SALUTE, EDUCAZIONE, TRASPORTI E TUTTO QUANTO RITENIAMO UTILE O NECESSARIO PER LA COLLETTIVITA.
Per finire sulla questione del sindacato, una lotta sindacale la si fa non la si scrive! Si agisce (o si cerca di farlo, secondo le forze a disposizione) non ci si definisce sindacato (o altro, il discorso può essere trasferito ad altre realta, per esempio l'autogestione) prima di comincare! Le etichette sono nocive, ognuno usa il termine che prefersice secondo la sua realtà locale, chi ha il diritto di imporne un altra o di criticarne l'utilizzazione? E se ti/vi interessa, portei magari spiegarti/vi, un giorno, come mai siamo arrivati a definirci in questo modo ...

Per ritornare a quanto scritto all'inizio, preferisco discutere di fondo, quindi qualche commento al testo su Bologna di Indy? Qualche proposta? Qualche modifica a proporre?

Detesto firmare dei messaggi, ma onde evitare altri tre post su ricerche d'identità presso gli amici delusi di Ginevra ... Giangio, membro dell'associazione CUAE, presuntuosamente, volgarmente e erroneamente definita ... sindacato studentesco? A presto, magari dopo le vacanze visto che probabilmente è il momento di aprire lo châlet in montagna ...
Giangio
   2004-12-20 14:54  
Se non sbaglio alla vostra sinistra sta il gruppo studentesco del MPS, vero? Come sono i rapporti con questa realtà?
First
  Collaborazioni 2004-12-21 14:37  
Le persone o i movimenti attivi su queste tematiche si contano sulle dita di una mano quindi l'apertura a collaborazioni e sempre d'attualità!
A Ginevra in effetti si è collaborato con il gruppo al quale fai riferimento, cosi come con altri collettivi, attivi all'Uni, nelle HES (Hautes Ecoles Spécialisées) e nei licei, cosi come in altri settori della societa civile. Per il momento non crediamo molto nella creazione di sopra strutture fisse tipo coordinazioni perenni, perche l'esperienza insegna che alla fine ci si ritrova per discutere delle ore per accordarsi su un comune divisore che non soddisferà ne gli uni ne gli altri. Siamo quindi piuttosto per delle collaborazioni episodiche su dei temi o dei momenti precisi (per esempio manifestazioni).
Evidentemente, viste le nostre strutture e il nostro funzionamento, le collaborazioni sono più facili con delle strutture di tipo associativo rispetto ad altre tipo partito politico, visto che queste ultime spesso e volentieri mettono le necessità relative allo sviluppo numerico del partito stesso al di sopra degli interessi comuni di una mobilizzazione, provocando regolarmente delle incomprensioni con gli altri attori delle mobilizzazioni in questione.
Questa osservazione non deve essere generalizzata, ma statisticamente sembra un problema endemico classico delle strutture partitiche!
Quanto a sapere chi si trova più a sinistra di chi, ritengo sia un dibattito molto relativo (a sinistra rispetto a cosa? a sinistra di che? ... a "sinistra"?). Piuttosto che in base a una definizione, il miglior modo per giudicare e quello di seguire l'asttività degli uni e degli altri, leggendo qualche documento o analizzandone le attività sul lungo termine. In ogni caso non teniamo ad essere posizionati "più a" rispetto a qualcun'altro, ma piuttosto a valutare la presenza, l'efficacia e l'apertura al dibattito e al confronto in maniera reciproca!
Lascio un indirizzo personale nel post per continuare la discussione o prendere contatti. Giangio