Dopo 21 udienze nelle aule del tribunale di genova il 13 dicembre si conclude l'udienza preliminare per 28 poliziotti accusati di falso, calunnia e lesioni per gli eventi della notte di sabato 21 luglio 2001 alla scuola Diaz e al Mediacenter nella scuola Pascoli. La sentenza deciderà chi dei 28 vedrà un processo vero e proprio - probabilmente a partire da febbraio/marzo - e chi invece vedrà prosciogliere la sua posizione con un non luogo a procedere.
Ad ogni modo, è ovvio che non è in tribunale che si scriverà la storia di quella sera, né è quello il contesto ultimo dove richiedere una qualsiasi forma di giustizia - tanto più che i 28 non sono indagati per i fatti, e cioè per massacrato e arrestato 93 persone, quanto perchè si sono dimostrati troppo inetti anche nell'inventarsi le prove che avrebbero dovuto giustificare il loro squadrismo.
Al tempo stesso, una sentenza per i più alti ufficiali presenti quella sera avrebbe un implicito valore politico nell'indicare delle responsabilità precise e le menti dell'operazione di controllo sociale e costruzione dell'emergenza che è stata Genova. Certo, le pressioni dei più alti organi dello Stato su tribunale, avvocati e presenti in aula non sono mancate (uno su tutti: Gratteri, capo dell'antiterrorismo, che ha seguito tutte le udienze per fare pesare il senso dell'autorità); ma è da vedere se dalla torre cadranno tutti gli imputati, solo alcuni o nessuno con un clamoroso schiaffo a ciò che tutti noi abbiamo vissuto e visto in quei tre giorni. >>>
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A cura di indymedia italia