Rassegna Stampa Senza Voce
  08-06-2004 21:44
Autore : Quotidiani Ticinesi
 
 
  Alcuni articoli usciti oggi sui quotidiani ticinesi dopo la conferenza stampa del MdSv  
     
  "La Regione"


Senza voce, ma il Ministero pubblico ci sente
Proteste per gli interrogatori dopo le autodenunce sul caso Witzig, l’amica degli ecuadoriani
Dal 2 giugno le Preture di Lugano, Bellinzona e Locarno hanno iniziato gli interrogatori delle prime tra le oltre 142 persone che si sono autodenunciate come gesto di solidarietà a Karin Witzig. La donna, ricordiamo, era stata condannata, il 29 aprile scorso, al pagamento di 200 franchi di multa per aver ospitato, tra maggio e novembre 2003, otto ecuadoriani che soggiornavano illegalmente in Svizzera.
Il pastrocchio, se tale può essere definito, « è avvenuto perché il Consiglio di Stato non ha inteso lo spirito simbolico delle nostre autodenunce, trasmettendole così alla magistratura » , hanno spiegato ieri a Bellinzona alcuni membri ticinesi del Movimento dei senza voce ( Mdsv), promotore della solidale protesta. Tra i 142 cittadini che avevano condiviso l’azione, figurano anche dei deputati, tra cui Fausto Beretta Piccoli, Giorgio Canonica, Marina Carobbio, Dario Ghisletta, Raoul Ghisletta e Chiara Orelli. « Non ci aspettavamo – aggiungono – che il governo agisse in questo modo, lavandosene le mani e fingendo di avere a che fare con reati effettivamente commessi. La nostra intenzione era invece quella di aprire un dialogo con le autorità per cercare soluzioni politiche concrete al problema dei sans papier che da anni è reale anche in Ticino » . Tra le categorie di reati ‘ ipoteticamente’ perpetrati, l’aver offerto una somma di 2 franchi a chi chiedeva l’elemosina di fronte a un supermercato, oppure un pasto e, per chi proprio voleva strafare, un alloggio.
Il collettivo ticinese del Mdsv è stato dunque colto di sorpresa dall’azione del governo. Sorpresi di essere stati maledettamente presi sul serio, potremmo troppo facilmente ironizzare.
In realtà, spiegano, nel caso di un’iniziativa analoga promossa a Friborgo, « il governo locale aveva interpretato le 350 autodenunce nella loro giusta natura simbolica. E si trattava di testimonianze di reato addirittura più dettagliate, ma nessuno è stato criminalizzato » . Come si muoverà ora il Movimento dei senza voce? « Chiediamo al Consiglio di Stato, che di fatto ha messo nelle condizioni la magistratura di procedere a degli accertamenti, di fare in modo che queste audizioni siano interrotte. E al tempo stesso vogliamo una risposta politica alla criminalizzazione della solidarietà. Per questo invitiamo le persone solidali a proseguire nell’autodenunciarsi » . L’impressione, sottolineano, è che l’esecutivo « con questo atto, voglia intasare il lavoro della magistratura, tramite una repressione che genera più costi di una possibile ricerca di soluzioni » .
Tra le richieste di più urgente attuazione, il Mdsv chiede da anni la creazione di un centro di prima accoglienza a bassa soglia per chi vive senza un tetto oppure clandestino. Un centro, ribadiscono, non di tipo carcerario, ma al contrario in grado di soddisfare i bisogni primari dei sans papier. Il fenomeno della clandestinità in Ticino è d’altronde conosciuto dall’esecutivo « che ha dato mandato a una Commissione di ricerca della Divisione sociale per quantificarne la diffusione » . Secondo l’osservatorio del Movimento sono infatti ormai molte in Ticino le persone, soprattutto provenienti dall’Est, costrette a dormire dove capita. A queste vanno aggiunti i richiedenti l’asilo, divenuti Nem ( ossia la cui domanda si è conclusa con una non entrata in merito), che trovano scampo nella clandestinità. Sul piano svizzero i sans papier sono circa 300mila. Comprendono un ampio ventaglio di esperienze umane e parlare solo di senza tetto sarebbe perciò riduttivo. Per tutti il Movimento dei senza voce chiede che il Paese si impegni per una loro regolarizzazione. SPI
Altri strumenti

"Corriere del Ticino"

DOPO LE CONVOCAZIONI IN POLIZIA DEI 142 AUTODENUNCIATI
« Stop agli interrogatori »
Lo chiede il Movimento dei Senza Voce
Spartaco De Bernardi
■ Voleva essere un atto simbolico, un gesto politico e invece si è trasformato in una vicenda giudiziaria. Le 142 autodenunce di chi ha aiutato in varie forme i « sans papier » che risiedono in Ticino consegnate al Consiglio di Stato dal Movimento dei Senza Voce sono state trasmesse alla Magistratura. E dal 2 giugno polizia e Ministero pubblico hanno iniziato a convocare gli autodenunciati per gli interrogatori. Una pratica inaccettabile per i Senza Voce che ne chiedono l’immediata interruzione.
« Vogliamo una risposta politica; la solidarietà non va criminalizzata » . Proprio non se l’aspettavano i membri del Movimento dei Senza Voce che il Consiglio di Stato prendesse per buone le 142 autodenunce e che le trasmettesse alla Magistratura: volevano che rappresentassero un atto di solidarietà verso i numerosi ecuadoriani che vivono in Ticino senza alcun permesso e che non hanno un tetto sotto cui dormire. Ed anche verso Karin Witzig, che il 29 aprile scorso, per aver dato alloggio ad alcuni di loro, ha subìto un processo sfociato con la condanna al pagamento di una multa di 200 franchi. Lo hanno ripetuto a più voci durante la conferenza stampa tenutasi ieri a Bellinzona: si aspettavano che le 142 autodenunce – tra le quali anche quelle di alcuni deputati al Gran Consiglio – spingessero il Governo a trovare una soluzione decorosa per gli ecuadoriani e, più in generale, per tutti i sans papier che vivono in Ticino. E perché finalmente dal Palazzo delle Orsoline giunga una risposta politica, i rappresentanti dei Senza Voce continueranno nella raccolta delle autodenunce.
Nel contempo chiedono a Governo e Magistratura di desistere dal convocare coloro i quali hanno dichiarato di aver aiutato i cittadini ecuadoriani.
PER I « SANS PAPIER »
« Ci vuole un centro di prima accoglienza »
■ « I soldi che si stanno spendendo per gli interrogatori in polizia ed al Ministero pubblico dei 142 autodenunciati sarebbe meglio destinarli all’istituzione di un centro di prima accoglienza».I rappresentanti del Movimento dei Senza Voce tornano a ribadire l’importanza che l’infrastruttura avrebbe per gli equadoregni residenti senza permesso in Ticino e per tutti quei « sans papier » che vivono all’addiaccio. Sarebbe, hanno aggiunto i rappresentanti dei Senza Voce, una risposta ai loro bisogni primari in ossequio anche all’articolo 12 della Costituzione federale che recita: « chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a se stesso, ha diritto d’essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa » . In seconda battuta i rappresentanti dei Senza Voce chiedono che venga elaborata una regolamentazione chiara sulle attività lucrative consentite agli equadoriani. Insomma, è stato ribadito ieri durante l’incontro con la stampa, alla repressione è meglio anteporre il dialogo. Solo così si potrà trovare una soluzione politica al problema dei « sans papier » . Problema che nel resto della Svizzera, segnatamente nei cantoni romandi, si sta cercando di risolvere presentando delle domande collettive di regolarizzazione.

 
     
   
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