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Bush: «Torture a iracheni sono ripugnanti» La Rice: fino in fondo per la verità Manifestazione davanti carcere Abu Ghraib Ulema chiamano alla protesta
5 maggio 2004
BAGHDAD. Il presidente statunitense George W. Bush ha definito «ripugnanti» i casi di abusi su prigionieri iracheni. In un'intervista mandata in onda dal canale in lingua araba Al Hurra, ripresa dalla Bbc, il presidente ha sottolineato che questi episodi non riflettono i «valori americani».
Il presidente Bush ha aggiunto che tutti gli episodi saranno oggetto di approfondite indagini: «Gli iracheni devono sapere che in una democrazia si fanno errori, ma sugli errori si conducono delle inchieste». All'epoca di Saddam Hussein, invece, ha spiegato Bush, nessuno pagava per episodi del genere. Il presidente ha ricordato che numerose indagini sono in corso per accertare quanto gli abusi siano, o siano stati, diffusi.
Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Condoleezza Rice, ha espresso rammarico per gli abusi dei militari americani sui detenuti in Iraq. «Siamo profondamente dispiaciuti per ciò che è accaduto a queste persone e per ciò che provano le famiglie», ha dichiarato in un'intervista alla tv Al-Arabiya.
«È semplicemente ingiusto - ha insistito - e andremo fino in fondo per accertare ciò che è accaduto».
«Ovviamente - ha aggiunto la Rice - le persone devono essere incarcerate se hanno fatto qualcosa di sbagliato, ma dovrebbero essere trattate con dignità».
Centinaia di iracheni si sono radunati stamattina davanti alla prigione di Abu Ghraib, a una trentina di km da Baghdad, per manifestare contro le sevizie inflitte a detenuti iracheni nel centro penitenziario.
È la prima manifestazione dopo le rivelazioni sulle torture praticate da soldati americani su detenuti iracheni ed è stata organizzata dal Comitato degli Ulema musulmani (sunniti). La folla, circa 500 persone, si è assiepata davanti al portone dell'immensa prigione, simbolo di repressione durante il regime di Saddam Hussein.
«Abu Ghraib testimonia l'efferatezza americana» è scritto su uno dei cartelli dei manifestanti. «Soldati americani tornatevene a casa, dove ivi aspettano le vostre famiglie, questo paese appartiene agli iracheni»; «Avete dato una cattiva immagine di americani e cristiani», è scritto in inglese su altri cartelli.
La folla ha scandito slogan anti americani gridando «liberate le donne, altrimenti lanceremo la jihad».
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Blair disgustato dalle torture. Poi scopre che le hanno compiute anche gli inglesi.
Blair aveva già espresso «sdegno», disgusto per le immagini dei soldati americani che torturavano i prigionieri iracheni. Salvo aggiungere che non si doveva fare di tutta l’erba un fascio («nessuno sottovaluta quanto ciò sia sbagliato, ma queste azioni non sono rappresentative del comportamento dei 150.000 soldati della coalizione»). Poche ore dopo la dichiarazione, diffusa dal portavoce di Down Street, ecco l’annuncio: il Daily Mirror ha pubblicato e pubblicherà foto e immagini che testimoniano come anche i soldati britannici abbiano contribuito a quelle torture. E ora a parlare è il ministero della difesa britannico. Che annuncia di aver aperto un'inchiesta su quelli che «sembrano soldati britannici intenti a torturare un prigioniero iracheno».
«Sono al corrente delle accuse che sono state fatte oggi circa maltrattamenti di prigionieri da parte di soldati britannici in Iraq», ha dichiarato il generale Sir Michael Jackson, aggiungendo che «tutte le accuse sono già in fase di esame». Nulla di più.
Le immagini-choc mostrate da alcune emittenti americane di maltrattamenti e sevizie a detenuti iracheni nella prigione di Abu Gharib, vicino a Baghdad, ha prodotto per ora l’incriminazione di sei soldati. Sei soldati che rischiano la corte marziale. Rischiano, però, perché intanto, come il colonnello Jill Morgenthaler ha fatto sapere, i sei sono stati riassegnati ad altri compiti in Iraq e ancora non sono comparsi di fronte alla giustizia militare. L’unico provvedimento adottato, fino ad ora è che il loro comandante, il generale Janis Karpinski, che comanda la 800.a brigata di polizia militare, e almeno altri sette militari sono stati sospesi dai loro incarichi alla prigione di Abu Ghraib. La Karpinski sarebbe già rientrata negli Stati Uniti (ma la circostanza non è confermata). In più, s’è saputo – ma la notizia più che tranquillizzare ha creato nuova tensione – che le autorità statunitensi hanno inviato oggi in Iraq l'ex comandante del carcere militare della base di Guantanamo, dove furono rinchiusi i prigionieri di guerra catturati nella campagna di Afghanistan: «Il generale Geoffrey Miller, che aveva gestito le operazioni a Guantanamo, si trova attualmente sul posto in veste di vice-direttore delle operazioni di prigionia». Le autorità militari statunitensi, ha detto ancora Kimmitt, stanno ora addestrando il personale addetto alla detenzione dei prigionieri, nell'intento di evitare la ripetizione di episodi analoghi a quelli fotografati nel carcere di Abu Ghraib.
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