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 :: processo antirazzisti prima trance requisitoria ::
 Themen | Antifaschismus | Repression/Knast 30-11-2014 10:50
AutorIn : torino
torino
Lunedì 1 dicembre 2014

ore 10
al tribunale di Torino – corso Vittorio 130 –

 http://www.tribunale.torino.it/mappe.aspx

maxi aula 3 prosegue il processo a 67 antirazzisti torinesi.
Dopo le ultime dichiarazioni spontanee degli imputati ci sarà la requisitoria dei PM Padalino e Pedrotta e la richiesta delle pene.

Rompere il silenzio
Negli ultimi vent’anni il disciplinamento dei lavoratori immigrati è stata ed è tuttora una delle grandi scommesse dei governi e dei padroni, che puntano sulla guerra tra poveri per spezzare il fronte della guerra di classe.
Nel nostro paese è stata costruita una legislazione speciale per gli immigrati, persone che, sebbene vivano in questo paese, devono sottostare a regole che ne limitano fortemente la libertà.
Chi si oppone alle politiche e alle leggi discriminatorie e oppressive nei confronti degli immigrati entra nel mirino della magistratura.
Tre anni fa la Procura giocò la carta dell’associazione a delinquere ed arrestò sei antirazzisti. Il teorema non resse in Cassazione ma la Procura voleva comunque mandare alla sbarra l’Assemblea Antirazzista torinese.
La Procura ha messo in scena un processo alle lotte. In due atti.
I due processi alle stesse lotte vanno in scena in parallelo: entro dicembre dovrebbe concludersi il primo, a marzo il secondo.

Si vuole ad ogni costo ottenere condanne per togliere di mezzo compagni e compagne che in questi anni hanno lottato contro le leggi razziste del nostro paese, in solidarietà ai senza carte rinchiusi nei CIE, agli immigrati/schiavi.
L’Assemblea Antirazzista – attiva tra maggio del 2008 al maggio del 2009 – fu il fulcro da cui si dipanarono numerose iniziative.
Iniziative che, sia pure di minoranza, contribuirono a tenere accesi i riflettori ed a sostenere le lotte dentro i CIE, contro lo sfruttamento del lavoro migrante, contro la militarizzazione delle periferie.
Vogliono criminalizzare il dissenso, per provare a tappare la bocca e legare le mani a chi si ostina a voler cambiare un ordine sociale feroce, ingiusto, predatorio, razzista.
I 67 attivisti coinvolti nei due processoni sono accusati di fare volantini, manifesti, di lanciare slogan, di dare solidarietà ai reclusi nei CIE, di contrastare la politica securitaria del governo e dell’amministrazione comunale. In altre parole sono accusati di avere idee scomode, che si traducono in scelte politiche scomode.
L’intero impianto accusatorio della procura sui basa su banali iniziative di contestazione.

Nel mirino il “cacerolazo” – 2 giugno 2008 – alla casa del colonnello e medico Baldacci, responsabile del CPT, dove un immigrato era morto senza cure il 23 maggio; l’occupazione simbolica dell’atrio del Museo egizio – 29 giugno 2008 – per ricordare l’operaio egiziano ucciso dal padrone per avergli chiesto il pagamento del salario; la contestazione – 17 luglio 2008 – dell’assessore all’integrazione degli immigrati Curti, dopo lo sgombero della casa occupata da rom in via Pisa; la giornata – 11 luglio 2008 – contro la proposta di prendere le impronte ai bambini rom di fronte alla sede leghista di largo Saluzzo; la protesta – 20 marzo 2009 – alla lavanderia “La nuova”, che lava i panni al CIE di corso Brunelleschi… ma l’elenco è molto più lungo. In tutto decine iniziative messe insieme per cucire addosso ad un po’ di antirazzisti un apparato accusatorio capace di portarli in galera.

Nel testo di presentazione dell'assemblea antirazzista era scritto:
"L’assemblea antirazzista nasce da un’urgenza. Un’urgenza che è venuta crescendo – giorno dopo giorno – nei luoghi che viviamo e nella coscienza di ciascuno di noi.

I roghi razzisti contro i rom, le aggressioni contro gli immigrati, la cappa feroce del razzismo istituzionale disegnano il presente terribile nel quale siamo forzati a vivere.

Si tratta di un’urgenza politica e sociale, ma anche, per chi ritiene, etica.
Stiamo provando a tessere una fitta rete di solidali, per porre argine alla violenza, per impedire gli sgomberi, per gettare i semi di un agire comunicativo capace di rompere la tenaglia del razzismo diffuso nei quartieri popolari dove la guerra tra poveri è ormai una realtà.

L’assemblea antirazzista vive della necessità di mettere insieme intelligenze, energie, tempo, capacità e saperi per cominciare a ridisegnare lo spazio sociale della nostra città. Uno spazio violato dalle retate della polizia contro gli immigrati, dai raid fascisti e razzisti, dalla presenza di un Cpt dove la favola dell’eguaglianza dei diritti e delle libertà mostra – più che mai – l’atroce farsa della democrazia. Uno spazio dove si vive male tutti, perché il lavoro che non c’è, che è precario, pericoloso, mal pagato è nella quotidianità di ciascuno. Uno spazio dove la martellante propaganda razzista crea solchi sempre più larghi, dove il risentimento verso gli ultimi prende il posto dell’odio per chi comanda e sfrutta tutti. Occorre rompere il muro del silenzio e dell’indifferenza, spezzare la cappa dell’odio. La guerra tra poveri cancella la guerra sociale, distrugge la disponibilità all’incontro, corrode la solidarietà, apre la strada alla giungla sociale.

Ridisegnare il territorio significa in primo luogo presidiarlo, facendo sentire ad immigrati e clandestini la propria presenza solidale e rendendo la vita più difficile a fascisti, razzisti e forze del disordine statale. Ma non solo. Serve un’offensiva culturale diffusa che spezzi il cerchio della paura, apra spazi di incontro e relazione, ponendo le basi di un’azione comune contro i nemici di tutti, che restano quelli di sempre, i padroni che ci portano via la vita, giorno dopo giorno.

Nella roulette russa della guerra sociale c’è chi affonda e chi resta a galla. Ma la marea sale e cresce il numero dei sommersi. Chi resta ai margini, chi non resiste non dica domani che non sapeva, non dica che non voleva.

Chi non ferma la barbarie ne è complice."

Oggi alla sbarra è chi ha scelto di non voltare la testa altrove. Chi ha sentito il suono della campana ed è corso.
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